
Una convivenza che nasce come rifugio e si trasforma lentamente in terreno di scontro: è il punto di partenza di Roommates, in arrivo su Netflix. Il film entra nel racconto dell’università evitando i registri più prevedibili e concentrandosi su un passaggio più instabile: quello tra adolescenza e autonomia. Non è l’evento in sé a renderlo rilevante, ma il modo in cui osserva le relazioni quando vengono messe sotto pressione dalla quotidianità. La stanza condivisa diventa così uno spazio chiuso in cui le differenze emergono senza filtro. Ed è proprio questa dimensione ridotta, quasi domestica, al limite della claustrofobia, a generare un conflitto che non ha bisogno di grandi eventi per svilupparsi. E, ora, una gustosa curiosità: Sadie Sandler, una delle due protagoniste principali, è la figlia dell’attore Adam Sandler, che figura tra i produttori del film.

Al centro ci sono Devon e Celeste, due matricole che si ritrovano a condividere lo stesso spazio pur partendo da posizioni opposte. La prima appare incerta, ancora in cerca di una direzione; la seconda sembra già inserita in un sistema di relazioni e aspettative. L’inizio è segnato da un’intesa rapida, costruita su confidenze e proiezioni reciproche, ma è proprio questa vicinanza a rendere più evidenti le differenze.
Senza ricorrere a svolte narrative estreme, il film segue l’evoluzione di un rapporto che si incrina attraverso piccoli attriti, incomprensioni e silenzi. Intorno, il contesto universitario agisce come forza centrifuga, spingendo entrambe verso percorsi che non coincidono più. [TRAILER in fondo]
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Quando la convivenza diventa un dispositivo narrativo
In Roommates la stanza non è solo un’ambientazione, ma una struttura narrativa. Tutto passa da lì: le alleanze iniziali, le prime fratture, i tentativi di mantenere un equilibrio che si rivela progressivamente instabile.Il film utilizza la convivenza come lente per osservare un momento preciso della vita, in cui le identità sono ancora in costruzione e ogni relazione tende a ridefinirsi rapidamente.

La dinamica tra le due protagoniste si sviluppa senza forzature evidenti, attraverso gesti minimi e reazioni spesso sproporzionate rispetto agli eventi. È in questa discrepanza che emerge il conflitto: ciò che sembra irrilevante si carica di significato, mentre le aspettative iniziali diventano difficili da sostenere. Il risultato è un racconto che non cerca il punto di rottura spettacolare, ma lo lascia sedimentare.
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Un cast segnato da eredità familiari
Un elemento che incide sulla lettura del film è la composizione del cast, in cui compaiono diversi interpreti legati a famiglie già presenti nell’industria cinematografica. La presenza di Sadie Sandler (il suo debutto è stato al fianco del padre, in Un tipo imprevedibile 2) nel ruolo di Devon, accanto a Chloe East nei panni di Celeste, e quella di altri figli d’arte introduce una dimensione ulteriore: quella di un passaggio generazionale che si riflette anche sullo schermo. Difatti, in ruoli marginali troviamo Francesca Scorsese, figlia del leggendario regista, eBella Murphy, figlia dell’attore Steve.
Accanto alle protagoniste, dunque, il film costruisce un contesto popolato da figure che rappresentano altre possibili traiettorie, senza però deviare dal nucleo centrale, mentre la narrazione continua a concentrarsi su un equilibrio che, una volta incrinato, difficilmente torna alla forma iniziale.
Quando guardare Roommates su Netflix
Il film è disponibile su Netflix dal 17 Aprile 2026 ► GUARDA SU NETFLIX

