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È ufficiale: la stretta di Netflix sulle password condivise non ci sarà (almeno per ora). “Ricavi sotto le attese”

21/04/2023 06:00 - Ultimo aggiornamento 05/06/2024 16:46

In molti tireranno un sospiro di sollievo nel sapere che l’atteso stop alla condivisione delle password, annunciato da Netflix negli scorsi mesi e che il 19 gennaio del 2023 era stata confermata ufficialmente, non ci sarà. Non ora. Ma attenzione: è solo slittata, ma pare che prima o poi sarà messa in atto. Staremo a vedere. Complesse alchimie finanziarie, che cercheremo di illustrare, hanno motivato la decisione. Fatto sta che i ben 100 milioni di utenti, secondo le stime della stessa piattaforma (il 43% dei suoi utenti) che non rientrano nel “nucleo domestico”, per ora possono stare tranquilli. Ma perché tale dietrofront? Facciamo chiarezza.
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I dati trimestrali

Tempo di bilanci. Netflix ha chiuso il primo trimestre 2023, il primo senza alla guida Reed Hastings e affidato interamente ai co-Ceos Ted Sarandos e Greg Peters, con ricavi per 8,16 miliardi di dollari, una discreta sommetta, diremmo noi comuni mortali. Però inferiore alle attese e alle proiezioni degli analisti, che si assestavano sugli 8,18 miliardi. L’utile per azione è risultato pari a 2,88 dollari, dunque sopra i 2,86 dollari previsti dal mercato. Onestamente, a leggere questi dati non occorre mica masticare molta finanza per comprendere che tanto male non va. Il problema vero – e quel che risulta paradossale è che è la ragione esatta per cui la stretta era stata annunciata – è che la concorrenza di altre piattaforme streaming, tipicamente Disney+ e Amazon Prime Video con la contestuale perdita di ben 200mila abbonamenti, è più ampio e per affrontarlo, probabilmente, occorrerebbero altre misure. Secondo i dati trimestrali, i nuovi abbonati sono stati 1,75 milioni, meno dei 2,41 milioni delle attese, portando il totale a 232 milioni. Il titolo ha perso il 12% in borsa nella giornata del 18 aprile, dopo che i trimestrali di Netflix sono stati resi pubblici. Poi è risalito. Netflix ha previsto di continuare a spendere circa 17 miliardi di dollari in contenuti nel 2024, in linea con il 2023.

Le nuove strategie allo studio

Apprendiamo dalla lettura dei giornali che, in una lettera agli azionisti che è stata riportata dal Financial Times, Netflix ha spiegato che il servizio di “condivisione a pagamento” di cui ci eravamo già occupati – che consente, sì, ai clienti di condividere la password ma con il pagamento di un extra per poter aggiungere un utente alla posizione principale, cioè al di fuori della propria abitazione – ha provocato una “reazione di annullamento” nei test in Canada e Spagna. E, in fondo, è comprensibile. La società ha, comunque, annunciato che ritarderà l’inizio dell’atteso piano per ridurre la condivisione delle password. Piano che, all’inizio, sarebbe dovuto partire nel primo trimestre, ma che invece inizierà nel secondo. Entrerà in vigore in ritardo (ma comunque nei prossimi mesi) il piano aggressivo di limitazioni alla condivisione delle password: testato in Canada e Stati Uniti, arriverà negli Usa solo nel secondo trimestre, e quindi entro giugno. L’Europa dovrebbe seguire a ruota.“Questo significa che una parte della crescita attesa nel numero di abbonati e dei benefici per i ricavi finiranno nel terzo trimestre, invece che nel secondo, ma crediamo che il risultato sarà migliore per gli abbonati e per i nostri affari”, ha commentato la piattaforma streaming. (Continua a leggere dopo la foto)

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Cosè il “Nucleo domestico” e come funziona la verifica

Il nucleo domestico, scrive la stessa Netflix sulla sua pagina di assistenza rappresenta “un gruppo di persone che vivono nella stessa posizione del titolare dell’account”. Dunque i familiari, o comunque gli inquilini, che vivono nella medesima abitazione. La procedura di verifica sarebbe la seguente: al nucleo domestico viene associata la cosiddetta posizione principale dell’account, la quale è individuata al momento della sua creazione (attraverso la rete Wi-Fi su cui si effettua per la prima volta l’accesso). Infatti, attraverso l’indirizzo Ip e le Id dei dispositivi, Netflix potrà ascrivere allo stesso “nucleo domestico” tutti i dispositivi che accedono all’account dalla stessa posizione principale.

Addio ai Dvd, la fine di un’era

Netflix ha anche annunciato l’interruzione del servizio di noleggio di Dvd per posta dopo 25 anni. La spedizione per posta era il modello di business originale dell’azienda, fondata nel 1997. Ma nell’era dello streaming, l’invio di Dvd fisici alle persone è una reliquia di un’epoca passata. Netflix ha giustificato la chiusura del servizio citando la diminuzione del numero di utenti. “Il Dvd ha aperto la strada allo streaming, assicurando che gran parte di ciò che abbiamo iniziato continuerà a lungo nel futuro”, si legge ancora nella lettera di Netflix agli azionisti. “Queste iconiche buste rosse hanno cambiato le modalità di guardare i film e gli show in casa, aprendo la strada allo streaming”, ha detto Netflix annunciando l’addio. “I nostri clienti hanno da subito apprezzato la scelta e il controllo offerto dall’intrattenimento diretto”.

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FONTI

Il Mattino, Il Messaggero, Il Sole 24 Ore