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Su Netflix, un thriller paranoico spagnolo ambientato nel lockdown che colpisce duro

19/07/2024 11:39 - Ultimo aggiornamento 29/12/2025 13:27
Infiesto film spagnolo Netflix thriller pandemia da Covid-19

Il thriller poliziesco spagnolo Infiesto sceglie uno dei momenti più inquietanti della nostra memoria collettiva come punto di partenza narrativo: il primo giorno del lockdown per il Covid-19. Mentre il Paese si ferma e le strade si svuotano, il film diretto da Patxi Amezcua costruisce una tensione cupa e claustrofobica, trasformando l’emergenza sanitaria in un detonatore narrativo. L’atmosfera è subito disturbante, sospesa tra isolamento, paura e silenzi che pesano più delle parole. In Infiesto, la pandemia diventa lo sfondo di qualcosa di più profondo e minaccioso. Il contagio non è solo biologico: è il male che serpeggia sotto la superficie.

Ecco tutto ciò che c’è da sapere su Infiesto: dalla trama al cast, dal regista alle recensioni. Il trailer è in fondo all’articolo.
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Infiesto: tutte le info chiave

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La trama

Nel silenzio irreale del lockdown nasce un thriller poliziesco spagnolo teso e paranoico. In Infiesto, la pandemia amplifica paura e sospetto, trasformando l’indagine in un viaggio inquieto dentro un Paese fermo e una società sull’orlo del collasso.

Quando una ragazza scomparsa da mesi, creduta morta, riappare improvvisamente in una remota cittadina mineraria delle Asturie, ferita e sotto shock, l’indagine prende una piega ancora più oscura. Due detective vengono chiamati a operare in un contesto paralizzato dall’emergenza, dove le restrizioni amplificano il sospetto e la pandemia diventa lo sfondo di qualcosa di più profondo e minaccioso.
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Cast principale e regia

Il film è scritto e diretto da Patxi Amezcua, regista spagnolo noto per 25 Carat e The 7th Floor (Séptimo), a cui si è ispirato il thriller italiano Svaniti nella notte con Riccardo Scamarcio. Il suo cinema si muove da sempre nel territorio del thriller psicologico, con storie costruite su tensioni sotterranee e dinamiche familiari disturbanti.

I due poliziotti protagonisti sono interpretati da Isak Férriz e Iria del Río, chiamati a muoversi in un contesto segnato dall’isolamento e dalla paura collettiva. Férriz è noto al pubblico Netflix per In fiamme, con Ursula Corbero, mentre Iria del Río ha recitato in serie popolari come Il club degli incompresi (2014) e Le ragazze del centralino (2017).
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La recensione di “Infiesto”

Il film “Infiesto” ha il merito di raccontare molto bene la sensazione di smarrimento e paura che ha attraversato ogni singolo abitante della terra in tempo di pandemia. Cosa comporta l’isolamento? Come gestire il pensiero concreto che nessuno ha il pieno controllo sulla vita e sulla morte? Il thriller riesce a narrare fin dall’inizio le modalità attraverso cui la società gestisce un momento di emergenza globale, lasciando emergere ogni tipo di fragilità e debolezza. Il film ha saputo raccogliere il consenso della critica, ricevendo un ottimo punteggio sul Rotten Tomatoes, pari all’80%. “Infiesto è un thriller poliziesco da manuale che rende omaggio alla mitica serie True Detective di Nic Pizzolatto e riesce a intrattenere e a tenere lo spettatore con il fiato sospeso”, ha riferito un utente. C’è anche chi ha riscontrato alcune criticità: “La recitazione è discreta, con personaggi cupi e non troppo misteriosi”.

Infiesto è ispirato a una storia vera?

Nonostante il forte realismo del contesto, Infiesto non è tratto da una storia vera. Il film racconta una vicenda di finzione, costruita secondo i codici del thriller investigativo classico, senza riferimenti diretti a un caso realmente accaduto.

In alcune interviste, il regista Patxi Amezcua ha però chiarito le principali fonti di ispirazione narrativa. Il modello più evidente è quello del crime introspettivo di True Detective di Nic Pizzolatto, con il suo racconto cupo, simbolico e concentrato su detective segnati interiormente, affiancato da suggestioni che rimandano anche a un cult come Il silenzio degli innocenti.

Il legame con la realtà emerge soprattutto nella scelta temporale. Ambientare la storia nel pieno della pandemia da Covid-19 non risponde a un intento cronachistico, ma a una riflessione più ampia sulle conseguenze sociali dell’isolamento, delle restrizioni e della paura collettiva. Amezcua utilizza quel periodo come specchio emotivo, trasformando un trauma recente in un dispositivo narrativo che amplifica paranoia, smarrimento e fragilità umane.

Il titolo Infiesto fa riferimento al nome di una località fittizia, ma racchiude anche un significato simbolico preciso. In spagnolo, infatti, il termine richiama l’idea di qualcosa di ostile, suggerendo fin dal titolo un clima di chiusura, minaccia e tensione latente.

Questa scelta non è casuale. Rendere la pandemia un elemento centrale della narrazione permette al film di rileggere un periodo storico recente attraverso il filtro della finzione cinematografica. L’ostilità evocata dal nome non riguarda solo il luogo, ma l’intero contesto umano e sociale: l’isolamento, la paura e l’alienazione che hanno segnato gli anni del Covid-19 diventano parte integrante del racconto, trasformando Infiesto in una riflessione simbolica su un tempo sospeso che ha messo alla prova individui e comunità.

Il trailer