
Gioia mia – tutte le location del film n.1 su Netflix Italia. Gioia mia è oggi il film più visto su Netflix Italia, e buona parte della sua atmosfera nasce dai luoghi in cui è stato girato. Chi ha visto il film su Netflix sa che i luoghi contano quasi quanto i personaggi. Le location di Gioia mia sono una Sicilia lontana dalle immagini da cartolina: cortili, stanze in penombra, palazzi antichi, spiagge urbane e una città osservata con lo sguardo curioso di un bambino. Una Sicilia precisa: quella delle estati dell’infanzia, delle case delle anziane parenti, dei cortili dove il tempo sembra essersi fermato.
Il film scritto e diretto da Margherita Spampinato, al suo esordio nel lungometraggio, nasce da ricordi personali della regista e dalle estati trascorse in Sicilia durante l’infanzia. Proprio per questo le location non sono semplici sfondi: diventano parte integrante del racconto, quasi una mappa emotiva in cui memoria familiare, superstizioni, religiosità e vita di vicinato si intrecciano continuamente.
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Gioia mia su Netflix: uscita e premi
Gioia mia è arrivato su Netflix a metà giugno 2026, dove ha trovato una seconda vita importante dopo il percorso festivaliero e i riconoscimenti ottenuti. Il film ha conquistato due David di Donatello: Miglior Regista Esordiente a Margherita Spampinato e Migliore Attrice Protagonista ad Aurora Quattrocchi.
Il titolo era già stato premiato anche al Festival di Locarno 2025, dove ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Cineasti del Presente e il premio per la migliore interpretazione femminile ad Aurora Quattrocchi. A maggio 2026, inoltre, Spampinato ha ricevuto l’Emerging Talent Award 2026 del programma Women In Motion a Cannes.
Non è quindi solo un film italiano da recuperare in streaming: è un’opera piccola nella scala narrativa, ma molto precisa nel modo in cui costruisce spazi, corpi, silenzi e tradizioni. Ed è proprio qui che le location diventano decisive.

Di cosa parla il film di Margherita Spampinato
La trama di Gioia mia parte da una situazione apparentemente semplice. Il piccolo Nico viene mandato dai genitori in Sicilia per trascorrere l’estate nella casa dell’anziana zia Gela, interpretata da Aurora Quattrocchi. Per lui, abituato a un altro mondo, quel luogo è inizialmente ostile: niente Wi-Fi, niente televisione, pochi comfort moderni e molte regole domestiche.
Gela vive in un grande appartamento dove il tempo sembra essersi fermato. Ci sono stanze chiuse, fotografie del passato, oggetti religiosi, racconti di spiriti e rumori che per Nico diventano segnali misteriosi. A poco a poco, però, quella casa che sembrava respingerlo comincia a rivelarsi un territorio da esplorare.

Gioia mia: dove è stato girato il film
Il cuore delle Gioia mia film location è Trapani. Le riprese si sono svolte in larga parte nella città siciliana, scelta non per mostrarne il volto più turistico, ma per restituire una dimensione quotidiana, domestica e sospesa.
Trapani diventa così una città di cortili, vicoli, palazzi antichi, spiagge vicine alle mura e luoghi attraversati da memorie familiari. Non è la Sicilia da brochure, né quella costruita su panorami immediatamente riconoscibili e rassicuranti. È una Sicilia vissuta dall’interno, filtrata dagli occhi di Nico e dal ricordo personale della regista. Questa scelta è fondamentale per capire il tono del film. L’ambientazione non serve a “decorare” la storia, ma a generare la sua atmosfera: il caldo estivo, le stanze in ombra, i suoni del palazzo, il vicinato, la religiosità popolare e le superstizioni sono elementi narrativi tanto quanto i dialoghi.
L’antico palazzo di Gela: la location principale

Tra le location di Gioia mia, la più importante è senza dubbio l’antico palazzo in cui vive zia Gela. La regista ha trovato questo luogo grazie alla segnalazione di un amico, e nel film l’edificio diventa molto più di una semplice ambientazione.
L’appartamento di Gela è quasi un personaggio. I corridoi, i cortili, le stanze, le tapparelle abbassate, le fotografie e i rumori improvvisi costruiscono il punto di vista di Nico: per lui quella casa è insieme una prigione, un labirinto e un luogo d’avventura. All’inizio appare chiusa e minacciosa; poi, lentamente, si trasforma in uno spazio di scoperta.
Il palazzo restituisce anche il senso di una comunità femminile raccolta intorno al cortile e alla vita condominiale. Gli incontri, le conversazioni, i racconti sugli spiriti e le abitudini domestiche creano un piccolo mondo separato, quasi sospeso fuori dal tempo.

Una Trapani non turistica: Cattedrale di San Lorenzo e Mura di Tramontana
Oltre al palazzo, il film mostra alcuni esterni di Trapani coerenti con lo stesso sguardo. Dalla terrazza di Gela, dove le lenzuola restano stese al vento anche nelle ore più calde, si vede la cupola del duomo: la Cattedrale di San Lorenzo, edificio trecentesco nel cuore di corso Vittorio Emanuele – detto anche La Loggia – principale via del centro storico. La cupola è un riferimento visivo ricorrente: appartiene allo sguardo di Gela quanto le immagini sacre nell’appartamento.

La scena esterna più aperta è girata invece presso la spiaggia sotto le mura di Tramontana, un tratto di litorale urbano parallelo alle antiche mura trapanesi. È uno dei luoghi più particolari della città: mare da un lato, mura dall’altro, il centro storico a pochi passi. Nel film questa apertura corrisponde a un momento di allentamento della tensione narrativa – un’uscita dallo spazio chiuso del palazzo verso qualcosa di meno controllato. Come accade per gli interni, anche questo esterno diventa un luogo di passaggio: uno spazio in cui l’infanzia si misura con il mistero e con un mondo adulto che resta solo parzialmente comprensibile.
Anche in questi casi, però, lo sguardo resta coerente con il tono dell’opera. La città non viene usata come cartolina turistica, ma come spazio abitato. Le strade, i luoghi religiosi e il mare non hanno la funzione di spettacolarizzare la Sicilia: servono piuttosto a collocare Nico dentro un ambiente nuovo, affascinante e a tratti indecifrabile.
La spiaggia vicino alle Mura di Tramontana, in particolare, si inserisce nel percorso di scoperta del protagonista. Come accade per gli interni del palazzo, anche gli esterni diventano luoghi di passaggio: spazi in cui l’infanzia si misura con il mistero, con l’amicizia e con un mondo adulto che resta solo parzialmente comprensibile. Il risultato è una Trapani concreta, intima, mai oleografica. Una città che il film osserva con rispetto, senza ridurla a sfondo pittoresco.
Ricordi personali e cultura popolare siciliana nel film
Le location di Gioia mia sono strettamente legate all’origine autobiografica del progetto. Margherita Spampinato ha costruito il film partendo dalle sue estati in Sicilia, trascorse tra nonna e zie in un ambiente profondamente religioso, ma anche attraversato da credenze popolari e superstizioni.
Questa materia personale emerge soprattutto nel modo in cui il film mette in scena la casa e il vicinato. Gli spiriti evocati nei racconti, i rumori interpretati come presenze, la devozione religiosa, le immagini sacre e le abitudini quotidiane compongono un universo in cui razionale e misterioso convivono senza escludersi.
Per Nico, tutto questo è inizialmente destabilizzante. Il bambino arriva da un mondo più moderno e connesso, mentre Gela appartiene a un tempo diverso, fatto di rituali, regole e convinzioni tramandate. La forza del film sta nel non giudicare nessuno dei due mondi: li mette a confronto, lasciando che sia lo sguardo del bambino a trasformare la paura in curiosità.
Da qui nasce anche la qualità più particolare delle sue location. Non sono “belle” nel senso convenzionale del termine: sono vive, stratificate, piene di memoria. Ed è proprio questa imperfezione a renderle cinematografiche.
Perché le location di Gioia mia contano davvero
Parlare delle location di Gioia mia non significa soltanto indicare dove è stato girato il film. Significa capire perché il racconto funziona. Trapani, l’antico palazzo di Gela, la Cattedrale di San Lorenzo, la spiaggia vicino alle Mura di Tramontana e gli spazi domestici costruiscono un immaginario coerente, intimo e riconoscibile.
Il film non cerca il colpo d’occhio spettacolare. Preferisce la forza dei dettagli: una stanza in penombra, un cortile abitato, un rumore improvviso, una fotografia dimenticata. Sono elementi piccoli, ma decisivi, perché permettono allo spettatore di entrare nel tempo diverso di Nico e Gela.
Per chi vuole guardarlo su Netflix, questo è forse il motivo più interessante: Gioia mia è un racconto di formazione in cui i luoghi non accompagnano semplicemente la storia, ma la determinano. La Sicilia del film è lontana dalle cartoline, ma proprio per questo resta impressa.
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