
Reunion – Silent Truth è solo l’ultima di una lunga serie. Nel catalogo di Netflix abbondano e destano interesse i contenuti che giungono dall’Estremo Oriente: e non più soltanto dalla Corea, ma anche dal Giappone. Le serie Tv che vengono dal Paese del Sol Levante cominciano a essere numerose, talché è stata coniata la formula “J-Drama”.

Non parliamo di manga, ovvero non soltanto di manga, ma anche di storie interpretate da attori in carne e ossa. In questo articolo ci occuperemo esclusivamente delle serie Tv, dunque: abbiamo necessariamente fatto una selezione, ed ecco le 10 migliori serie giapponesi su Netflix.
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Reunion – Silent Truth

La serie si apre con un ritorno forzato: un detective viene assegnato a un caso di omicidio nella città in cui è cresciuto. L’indagine non procede solo tra interrogatori e prove materiali, ma si muove su un terreno instabile, fatto di ricordi, relazioni spezzate e responsabilità mai affrontate. Fin dall’inizio, il passato appare come una presenza costante, pronto a interferire con ogni scelta professionale: non si tratta solo di scoprire chi ha ucciso, ma di capire quanto il passato continui a condizionare il presente e se sia possibile restare imparziali quando il ruolo di detective coincide con una ferita mai rimarginata.
Al centro del racconto c’è il conflitto tra ruolo pubblico e verità privata. Reunion – Silent Truth esplora come un segreto condiviso nell’infanzia possa continuare a definire le vite adulte, trasformando l’indagine in una resa dei conti morale. L’atmosfera resta controllata, priva di spettacolarizzazioni, e affida la tensione alla progressiva emersione di ciò che è stato sepolto, fisicamente ed emotivamente.
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Last Samurai Standing

Netflix ha ufficialmente rinnovato la serie per la seconda stagione, confermando che il survival drama giapponese continuerà dopo il suo esplosivo primo capitolo. Last Samurai Standing è il nuovo action-drama storico di Netflix, diretto da Michihito Fujii e Kento Yamaguchi, con Junichi Okada nel ruolo principale e anche produttore. Una saga di sei episodi ambientata nel Giappone del XIX secolo che reinventa il tramonto dell’era dei samurai come una competizione letale tra desiderio di riscatto e lotta per il proprio valore.
La vicenda si svolge nel 1878, dopo che la veloce modernizzazione del Giappone ha cancellato la classe dei samurai. Ex guerrieri, privati di rango e mezzi, vengono convocati a Kyoto per un misterioso concorso: 292 uomini entrano, ognuno con un’etichetta di legno appesa al collo. Il premio — 100 miliardi di yen — andrà a chi raggiungerà vivo Tokyo portando con sé tutte le altre etichette. Nessuna regola, nessuna alleanza, solo l’eco di un codice ormai perduto.
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Glass Heart

La protagonista, Akane Saijo (Yū Miyazaki), è una studentessa e batterista di talento che viene improvvisamente esclusa dalla sua band proprio prima del debutto. Il suo mondo si spezza come una batteria scordata. A quel punto entra in scena Naoki Fujitani (Takeru Satoh), musicista enigmatico noto come “Il Mozart del rock”, che riconosce in lei un potenziale unico. Le propone di unirsi alla nuova band TENBLANK.
Insieme al chitarrista Sho (Keita Machida) e al pianista Kazushi (Jun Shison), inizia un viaggio musicale che mette alla prova non solo il loro talento, ma anche le emozioni. Sullo sfondo, la rivalità con la band concorrente OVER CHROME e il conflitto tra passione e fama, mentre le relazioni personali si intrecciano in un crescendo di speranza e difficoltà.
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Alice in Borderland

In molti la considerano la risposta giapponese a Squid Game. La trama della serie Tv ruota intorno ad Arisu, ex studente universitario senza lavoro che trova rifugio nella sua più grande passione, quella per i videogiochi. Ma all’improvviso il giovane verrà catapultato in una Tokyo distopica insieme agli amici Chōta e Karube. La trama è basata sul manga di Haro Asō, Alice in Borderland è un mix di azione e psicologia che tiene con il fiato sospeso. Il trio, per riportare la civiltà a una normalità, dovrà affrontare una serie di giochi tesi tra la vita e la morte.
La serie è stata acclamata per la sua fedeltà all’opera originale e la spettacolare regia di Shinsuke Sato. Sul sito Rotten Tomatoes, Alice in Borderland ha ottenuto il consenso della critica raccogliendo l’85% delle recensioni positive e il 90% di quelle del pubblico. È in arrivo la stagione 3.
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Copycat killer – Imitazione di un crimine

Nella Taiwan degli anni Novanta, un serial killer, evidentemente disturbato e senza alcuno scrupolo, compie efferati omicidi per poi disseminare indizi e diventare a suo modo famoso (meglio: famigerato), per essere messo al centro dell’attenzione dei media e dimostrare la sua superiorità intellettuale rispetto alle forze dell’ordine di Taiwan, in preda a confusione e panico. Il processo imitativo, cui fa riferimento il titolo in inglese, è una delle molle che scattano nelle menti dei serial killer.
La serie, dunque, si interroga anche sulla pericolosa influenza dei mass media sull’opinione pubblica e sulla loro capacità di manipolare ma, a loro volta, anche di essere manipolati.
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Asura

Asura ci porta nella Tokyo del 1979, dove le vite di quattro sorelle apparentemente felici vengono sconvolte da una scoperta inaspettata: il loro anziano padre ha una relazione segreta. Questo evento scatena una reazione a catena che fa emergere emozioni represse, tensioni familiari e segreti mai rivelati. Con un’ambientazione che riflette il contrasto tra la modernizzazione della Tokyo del Dopoguerra e le tradizioni radicate della società giapponese, Asura offre uno sguardo profondo sulle dinamiche familiari e sulla fragilità delle apparenze.
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I tre giorni dopo la fine

La trama della serie documentario ruota intorno al disastro nucleare avvenuto a Fukushima l’11 marzo 2011. L’epicentro di una scossa di magnitudo è stato in mare e così è stato provocato quello che è lo tsunami che ha raggiunto onde di 14 metri. Quella che poi è avvenuta è una catastrofe che non ha precedenti e che ha interessato la centrale nucleare di Fukushima. La serie decide di raccontare la storia attraverso tre punti di vista: quello del governo, il punto di vista delle organizzazioni aziendali e delle persone sul posto che hanno rischiato la vita.
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Junji Ito Maniac
Una bellissima serie manga e un po’ horror, come è nello stile di Junji Ito, che riprende il soggetto delle sue graphic novel più macabre: questa serie antologica horror porta sullo schermo alcune delle storie più inquietanti del maestro del manga horror Junji Ito. Nei dodici episodi vengono trattati temi quali: bullismo, suicidio e tradimenti, maledizioni e incantesimi. Ogni puntata presenta racconti distinti che spaziano dal soprannaturale al macabro, offrendo una visione delle paure e delle ossessioni umane.Guarda su Netflix
Makanai
Due insperabili amiche si trasferiscono a Kyoto per inseguire il loro sogno di diventare maiko, ovvero delle geisha apprendiste, ma decidono di coltivare passioni diverse pur non separandosi mai, tale è la simbiosi che le caratterizza. Gli episodi dell’unica (finora) stagione sono nove. Nel quartiere delle geisha di Kyoto, dunque, la giovane Kiyo diventa un Makanai, ossia una persona che si occupa di cucinare i pasti, nella stessa casa in cui vive l’apprendista geisha Maiko.Guarda su Netflix
Midnight Diner: Tokyo Stories
Aperto da mezzanotte alle 7 del mattino, un piccolo ristorante giapponese attira un’umanità eterogenea di clienti, cultori del cibo servito dal Maestro, mentre condividono le loro storie personali e la propria vita. Preparando piatti su richiesta dei clienti, il Maestro crea un ambiente intimo dove si intrecciano racconti di vita, amore e sfide quotidiane. La serie è stata elogiata per la sua rappresentazione autentica della vita urbana giapponese e delle relazioni umane.Guarda su Netflix

