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Bullismo, depressione e violenza: la serie Netflix che scatenò un dibattito mondiale

14/04/2025 16:22 - Ultimo aggiornamento 14/08/2026 21:40
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Bullismo, depressione, violenza sessuale, solitudine. Quando Tredici arrivò su Netflix portò sullo schermo il lato più doloroso dell’adolescenza, aprendo un dibattito che coinvolse famiglie, scuole ed esperti. A distanza di anni, resta una serie difficile ma importante, soprattutto per chi ha figli adolescenti: quanto sappiamo davvero di quello che vivono quando non li vediamo?

Prima di Adolescence o, per rimanere in Italia, de Il ragazzo dai pantaloni rosa (e, ancor prima, della spagnola Ni una más), Netflix aveva già trasformato una storia ambientata tra i corridoi di una scuola superiore in uno dei casi televisivi più discussi degli ultimi anni. Bullismo, depressione, violenza sessuale, solitudine e senso di colpa attraversano Tredici (13 Reasons Why), la serie iniziata nel 2017 che racconta ciò che rimane dopo la morte di Hannah Baker e le domande lasciate ai suoi compagni. Ma il dibattito provocato dalla serie finì presto per andare molto oltre la finzione.

Tratta dal romanzo di Jay Asher, Tredici trasformò Katherine Langford in una star internazionale: per la sua interpretazione di Hannah Baker, la studentessa la cui morte mette in moto l’intera storia, l’attrice ottenne una candidatura ai Golden Globe 2018 come migliore attrice in una serie drammatica. La serie divenne però anche una delle produzioni Netflix più controverse, soprattutto per il modo in cui affrontava il suicidio e il disagio adolescenziale.

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Katherine Langford (Foto: IMDb)

La trama

La trama della serie tv si sviluppa attraverso quattro stagioni, ognuna delle quali aggiunge nuove prospettive e sviluppi ai temi centrali. Tutto ha inizio dalla tragico suicidio della studentessa Hannah Baker. La giovane sembra aver raccolto 13 motivi per decidere di togliersi la vita. Ovviamente la vicenda non poteva che scuotere gli animi degli studenti della Liberty High, portando tutti a indagare a fondo sulle motivazioni psicologiche che hanno portato Hannah a compiere il gesto definitivo. Sarà Clay Jensen a trovare una scatola contente sette audiocassette registrate proprio da Hannah. Da questo momento in poi il ragazzo proverà a comprendere se la giovane è stata vittima di violenza e di bullismo.

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Al contempo si scoprirà che Clay non è il solo destinatario degli indizi. Infatti Hannah sembra aver inviato a tutte le persone coinvolte nel suo suicidio altri indizi vocali. Ad aver ricevuto il compito di consegnare le cassette, Tony, un altro amico di Hannah non del tutto casuale.

Perché Tredici ha scatenato tante polemiche

Fin dal debutto nel 2017, Tredici ha diviso pubblico, critica ed esperti per il modo estremamente diretto con cui affronta suicidio, depressione, bullismo e violenza sessuale. Se da una parte la serie ha contribuito a portare temi difficili dentro una produzione destinata soprattutto ai più giovani, dall’altra diverse organizzazioni ed esperti di prevenzione del suicidio hanno criticato la rappresentazione della morte di Hannah, giudicandola troppo esplicita e potenzialmente rischiosa per gli spettatori più vulnerabili.

Il dibattito è arrivato anche sul terreno scientifico. Uno studio pubblicato nel 2019 su JAMA Psychiatry, basato sui dati statunitensi, ha rilevato un aumento dei suicidi tra i ragazzi dai 10 ai 19 anni nei tre mesi successivi all’uscita della serie. Gli stessi ricercatori hanno però sottolineato la necessità di interpretare i risultati con cautela: lo studio mostra un’associazione temporale, non dimostra che la visione di Tredici abbia causato quei suicidi.

La scena che Netflix ha deciso di rimuovere

La controversia si concentrò soprattutto sul finale della prima stagione, che nella versione originale mostrava in maniera esplicita il suicidio di Hannah Baker. Nel luglio 2019, a più di due anni dal debutto, Netflix prese una decisione piuttosto insolita: rimontò l’episodio ed eliminò la parte più grafica della sequenza. Secondo quanto dichiarato allora dalla piattaforma, la scelta fu presa dopo aver ascoltato il parere di esperti medici.

Non fu l’unico intervento. Dopo le prime polemiche Netflix aveva già aggiunto avvertenze e materiali informativi legati ai temi affrontati dalla serie. La modifica del 2019 resta però particolarmente significativa: poche produzioni televisive hanno generato un confronto tanto acceso sul confine tra libertà narrativa e responsabilità nella rappresentazione del disagio psicologico.

Dal bullismo alla violenza: i temi di Tredici

Il suicidio di Hannah è il punto di partenza, ma Tredici costruisce attorno alla sua storia un ritratto molto più ampio delle fragilità dell’adolescenza. Bullismo, isolamento, depressione, violenza sessuale, consenso, abuso di alcol e droghe entrano progressivamente nel racconto, insieme alla difficoltà di chiedere aiuto e alla tendenza degli adulti a non riconoscere ciò che accade dietro l’apparente normalità della vita scolastica. Sono temi che la stessa Netflix mette al centro dei materiali di approfondimento associati alla serie.

È anche questo che rende Tredici interessante da recuperare oggi, accanto a produzioni più recenti dedicate al disagio adolescenziale: dietro la struttura da teen drama e mystery c’è soprattutto una storia sulle conseguenze che parole, silenzi e comportamenti possono avere sulla vita degli altri.

Cast principale e personaggi

Il cast di Tredici è formato da un gruppo di giovani attori, ma è soprattutto Katherine Langford (Cena con delitto – Knives Out, Cursed) a essere diventata il volto simbolo della serie. L’attrice australiana interpreta Hannah Baker, la studentessa attorno alla cui morte si sviluppa l’intera storia, e proprio questo ruolo le è valso una nomination ai Golden Globe 2018 come Miglior attrice in una serie drammatica.

Per Langford, allora quasi sconosciuta, Tredici rappresentò il primo ruolo televisivo di grande peso. Parlando successivamente dell’esperienza, l’attrice ha raccontato a NME quanto quel debutto fosse stato impegnativo; in un’intervista a Gold Derby lo definì un ruolo per il quale era «molto grata», ma anche il più difficile che avesse interpretato fino a quel momento.

Accanto a lei c’è Dylan Minnette (Piccoli brividi, Man in the Dark) nel ruolo di Clay Jensen, amico di Hannah e personaggio attraverso il quale vengono progressivamente ricostruiti gli eventi che hanno preceduto la sua morte. Alisha Boe (Do Revenge, Poms) interpreta Jessica Davis, mentre Brandon Flynn (Ratched, Looks That Kill) è Justin Foley, uno dei personaggi che cambia maggiormente nel corso delle quattro stagioni.

Tra gli altri protagonisti troviamo Christian Navarro nei panni di Tony Padilla, Justin Prentice in quelli di Bryce Walker, Miles Heizer nel ruolo di Alex Standall e Ross Butler in quello di Zach Dempsey. Anche il cast nel suo insieme ottenne visibilità durante il periodo di massimo successo della serie, ricevendo nel 2018 una nomination agli MTV Movie & TV Awards nella categoria dedicata al miglior cast.

La serie tv racconta una storia vera?

Come accennato in premessa, la serie tv è tratta dal romanzo 13 di Jay Asher basato su una storia di finzione. Nonostante non racconti una storia vera, l’autore del libro ha affermato di aver voluto affrontare alcune tematiche delicate come il suicidio e la depressione atte a toccare da vicino anche le generazioni dei più giovani. Lo scopo del libro è stato quello di sensibilizzare il pubblico agli argomenti affrontati e diffondere una mentalità di prevenzione e la necessità di un supporto psicologico per fare fronte all’incremento di un fenomeno degenerativo sociale.

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L’autore ha riferito di aver scritto il romanzo a partire da un’esperienza personale: “Era qualcosa che mi interessava perché una mia parente stretta ha tentato il suicidio quando aveva l’età di Hannah. Da allora, lei ed io abbiamo avuto molte conversazioni sul suo stato d’animo in quel momento e su come potrebbe non aver visto le cose esattamente per quello che erano”.

La recensione di Tredici

Il mondo dell’adolescenza non è sempre costellato dalla spensieratezza e l’intento della serie tv così come del romanzo è stato quello di sensibilizzare il pubblico verso alcune tematiche delicate, quali quella delle depressione purtroppo causa di gesti traumatici, di autolesionismo e persino di suicidi. Anche gli attori del cast hanno ammesso di aver avuto un forte impatto emotivo durante le riprese. Katherine Langford ha acquistato un pianoforte per alleggerire le emozioni. Sul set, inoltre, si è praticata anche la pet therapy.

Non sorprende, dunque, apprendere che la serie tv ha acceso vivi dibattiti e animato diverse controversie. Selena Gomez, produttrice esecutiva della serie, ha dichiarato: “Siamo rimasti fedeli al libro e a quanto creato da Jay Asher, una storia tremendamente tragica, complicata e ricca di suspense. Non è un argomento facile da affrontare“. E dalla prima alla quarta stagione si è assistito anche una decrescita degli apprezzamenti da parte del pubblico.

Come è stata accolta la serie?

Su Rotten Tomatoes, la prima stagione ha ottenuto un audience score del 56% e un indice di gradimento del 78%, per poi scendere al 35%, nell’ultima. Inoltre con l’uscita della terza stagione, ad esempio, Netflix ha deciso di tagliare o modificare alcune scene dell’ultimo episodio della prima stagione riguardanti il suicidio della protagonista, a seguito dell’aumento dei suicidi tra i giovani in America. La decisione è stata presa su consiglio di esperti medici, tra cui la dottoressa Christine Moutier della “American Foundation for Suicide Prevention”, per mitigare l’impatto negativo della serie.

Il trailer

Eliana Masulli

Eliana Masulli

Eliana Masulli, docente di Storia del cinema e Sceneggiatura all'Accademia delle Belle Arti a Viterbo, storyteller e content curator. Da sempre appassionata al mondo dell'arte e della comunicazione a 360°View Author posts