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Mentre La valle dell’Eden domina su Netflix in Italia, Florence Pugh racconta la “vera” Cathy Ames

05/10/2026 13:25 - Ultimo aggiornamento 05/10/2026 13:27
Florence Pugh cambia prospettiva su Cathy Ames: dietro la “cattiva” di Steinbeck cerca una donna e una storia che parla ancora al presente.

Per oltre settant’anni Cathy Ames è rimasta uno dei personaggi femminili più controversi della letteratura americana, una donna che John Steinbeck costruì quasi come incarnazione del male. Florence Pugh ha deciso di affrontarla partendo dalla direzione opposta: non assolverla, ma capire cosa possa esserci dietro le sue scelte. È questa la chiave con cui l’attrice britannica racconta a Tudum, il sito partner di Netflix, il proprio lavoro nella nuova La valle dell’Eden. Un ruolo che Pugh ha inseguito e costruito per sei anni, mentre lei stessa cambiava come donna, attrice e produttrice.

Florence Pugh cambia prospettiva su Cathy Ames: dietro la “cattiva” di Steinbeck cerca una donna e una storia che parla ancora al presente.
Florence Pugh (Foto: Tudum/Netflix ©)

E proprio questa lunga convivenza con Cathy ha finito per trasformare quello che poteva essere il ritratto di una grande “cattiva” letteraria in qualcosa di molto più scomodo: il tentativo di guardarla senza emettere subito una sentenza. La miniserie riprende il grande romanzo di John Steinbeck del 1952 e attraversa la storia della famiglia Trask, sospesa tra eredità familiari, desiderio, colpa e quella lotta fra bene e male che costituisce il cuore dell’opera. Cathy entra in questo universo come una presenza capace di spezzarne gli equilibri, ma l’adattamento di Zoe Kazan sceglie di osservarla più da vicino, dalla giovinezza fino alla donna che diventerà. Pugh non ne cancella le zone più oscure: cerca piuttosto il punto in cui hanno avuto origine. Ed è proprio lì che La valle dell’Eden prende le distanze dalla lettura più semplice del personaggio.
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Florence Pugh non vuole assolvere Cathy

C’è una frase dell’intervista a Tudum che contiene probabilmente l’intera interpretazione di Florence Pugh, interprete prolifica e già tra i principali personaggi di Oppenheimer. L’attrice spiega di essersi spesso trovata, nella propria carriera, a interpretare donne che in precedenza non erano state amate dal pubblico e di aver sviluppato quasi una missione personale: trovare il modo di renderle umane. Con Cathy la domanda è diventata ancora più radicale: come convincere lo spettatore a fermarsi, prima di giudicarla, e a provare qualcosa per lei?

Florence Pugh cambia prospettiva su Cathy Ames: dietro la “cattiva” di Steinbeck cerca una donna e una storia che parla ancora al presente.

Per Pugh, le azioni di Cathy non possono essere separate da ciò che le è accaduto. Ogni esperienza produce conseguenze, sostiene l’attrice, e qualcosa vissuto quando Cathy era molto giovane ha modificato per sempre il suo modo di guardare il mondo. Non significa trasformare il trauma in una giustificazione morale. Significa rifiutare l’idea che un essere umano possa essere spiegato soltanto attraverso l’etichetta di “villain”.
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È un passaggio decisivo anche sul piano interpretativo. Pugh racconta di essere cresciuta insieme al personaggio nei sei anni trascorsi dal primo contatto con Zoe Kazan alla realizzazione della serie. E per la prima volta ha partecipato al progetto anche come produttrice, entrando nelle conversazioni creative fin dalle fasi iniziali. Cathy, dunque, non è soltanto un ruolo che ha interpretato: è un personaggio che ha contribuito a interrogare e ridefinire.

Florence Pugh cambia prospettiva su Cathy Ames: dietro la “cattiva” di Steinbeck cerca una donna e una storia che parla ancora al presente.

La valle dell’Eden parla anche alle donne di oggi

È qui che l’intervista smette di riguardare soltanto Steinbeck. Pugh collega apertamente La valle dell’Eden al presente, osservando come alcune trasformazioni contemporanee rischino, dal suo punto di vista, di riportare indietro conquiste che riguardano le donne. Parla di uguaglianza, rispetto e controllo sul proprio corpo come questioni che continuano inevitabilmente a riemergere.

Ed è forse questa la ragione più profonda per cui la nuova Cathy non poteva limitarsi a replicare quella già fissata nell’immaginario. Zoe Kazan – nipote di Elia Kazan, che portò East of Eden al cinema nel 1955 – torna a Steinbeck settant’anni dopo quel film e sceglie di interrogare proprio la donna che per decenni è stata osservata soprattutto attraverso il giudizio degli altri.

Florence Pugh cambia prospettiva su Cathy Ames: dietro la “cattiva” di Steinbeck cerca una donna e una storia che parla ancora al presente.

Pugh compie lo stesso movimento. Non chiede allo spettatore di amare Cathy e nemmeno di perdonarla. Chiede qualcosa di più difficile: guardare le sue scelte senza separarle dalla persona che le ha compiute. È in quello spazio, tra responsabilità e comprensione, che questa nuova Valle dell’Eden trova la sua tensione più contemporanea. Non hai ancora visto la miniserie? ► GUARDA SU NETFLIX

Antonio Oliverio

Antonio Oliverio

Antonio Oliverio, laureato in Scienze politiche, è giornalista e si occupa di cronaca, cultura e spettacoli. Appassionato di cinema, documentari storici e serie TV, ha un debole per il crime (ma è incensurato).View Author posts