
Ci sono istanti in cui una redazione non deve soltanto raccontare il mondo, ma decidere quale realtà mostrare. Tra telefoni che squillano, immagini ancora da verificare e milioni di persone in attesa, una scelta compiuta in pochi secondi può diventare un precedente destinato a durare per decenni. Tensione, responsabilità e potere delle immagini si incontrano in un racconto compatto che non concede allo spettatore alcuna pausa.

Il titolo è “September 5 – La diretta che cambiò la storia” e dura circa 91 minuti e concentra quasi tutta la propria azione all’interno di una sala di controllo televisiva.Non si tratta di una produzione originale Netflix, ma di un film distribuito internazionalmente da Paramount Pictures. La durata contenuta e l’ambientazione quasi unica lo rendono simile a un dramma da camera, costruito però con il ritmo di un thriller. [TRAILER in fondo]
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La trama di “September 5”
La storia è ambientata durante le Olimpiadi di Monaco del 1972. La squadra di ABC Sports è arrivata in Germania per raccontare gare, record e vittorie, senza immaginare che il proprio lavoro cambierà improvvisamente natura. Quando alcuni membri della delegazione israeliana vengono presi in ostaggio, la redazione sportiva americana si ritrova a dover gestire una crisi internazionale in diretta. Non ci sono protocolli già sperimentati e ogni decisione deve essere presa mentre gli eventi sono ancora in corso. Il giovane produttore Geoffrey Mason viene incaricato di coordinare la trasmissione. Sotto lo sguardo del dirigente Roone Arledge, deve trasformare una struttura preparata per lo sport in una redazione capace di raccontare un attacco terroristico seguito in tutto il mondo. Accanto a lui lavorano il responsabile operativo Marvin Bader e la traduttrice tedesca Marianne Gebhardt. Il gruppo deve raccogliere notizie, intercettare le comunicazioni della polizia e verificare informazioni spesso frammentarie, mentre il tempo della televisione corre più velocemente di quello delle conferme.
Una tensione costruita senza mostrare direttamente la tragedia
La particolarità del film è il punto di vista scelto. La vicenda non viene raccontata prevalentemente dal Villaggio olimpico, ma attraverso monitor, cuffie, pellicole e telefonate presenti nella sala di controllo di ABC. Lo spettatore conosce soltanto ciò che arriva alla redazione. Ogni rumore, immagine o comunicazione può contenere una svolta, ma anche trasformarsi in un errore capace di raggiungere milioni di persone. Il film pone così domande che restano attuali: quanto tempo può essere dedicato alla verifica durante una diretta? È giusto mostrare qualsiasi immagine? E cosa accade quando anche gli autori dell’attacco potrebbero seguire la trasmissione e conoscere i movimenti della polizia? La tensione non nasce quindi soltanto dal pericolo esterno. Il vero conflitto è professionale e morale, perché ogni scelta editoriale può influire sulla percezione pubblica della crisi e, potenzialmente, sul suo stesso svolgimento.

Peter Sarsgaard interpreta Roone Arledge
Peter Sarsgaard veste i panni di Roone Arledge, il dirigente di ABC Sports che comprende immediatamente la portata mediatica dell’evento. Il suo personaggio deve assumersi la responsabilità di affidare una situazione senza precedenti a una squadra abituata a raccontare competizioni sportive. Sarsgaard costruisce una figura controllata e autorevole, interessata tanto alla qualità dell’informazione quanto alla capacità della rete di arrivare prima della concorrenza. Ambizione e responsabilità finiscono così per convivere nello stesso personaggio. Arledge è realmente esistito e sarebbe poi diventato uno dei dirigenti più influenti della televisione statunitense. Nel film rappresenta anche l’uomo che intuisce come la diretta stia trasformando un evento locale in una tragedia osservata simultaneamente da tutto il pianeta.
Ben Chaplin, Leonie Benesch e il resto del cast
Ben Chaplin interpreta Marvin Bader, responsabile delle operazioni e figura più prudente del gruppo. Il personaggio ricorda costantemente ai colleghi che dietro le immagini non ci sono soltanto ascolti e risultati professionali, ma vite umane. Leonie Benesch è Marianne Gebhardt, interprete tedesca indispensabile per tradurre le comunicazioni della polizia e comprendere ciò che sta accadendo fuori dallo studio. Il suo ruolo introduce anche il punto di vista di una giovane Germania ancora costretta a confrontarsi con il proprio passato. Nel cast figurano inoltre Zinedine Soualem, Georgina Rich, Corey Johnson, Marcus Rutherford e Benjamin Walker, quest’ultimo nel ruolo del giornalista Peter Jennings. Il vero conduttore Jim McKay appare invece attraverso le registrazioni originali della trasmissione ABC.
- Titolo originale: September 5
- Titolo italiano: September 5 – La diretta che cambiò la storia
- Formato: lungometraggio cinematografico, quindi non suddiviso in episodi o stagioni. La durata ufficiale è di circa 94 minuti.
- Genere: dramma storico, thriller e film giornalistico, incentrato sulla copertura televisiva della crisi degli ostaggi alle Olimpiadi di Monaco del 1972.
- Paese di produzione: Germania, con la partecipazione di società e produttori statunitensi.
- Lingua originale: prevalentemente inglese, con dialoghi anche in tedesco.
- Ideazione e sceneggiatura: scritto da Moritz Binder e Tim Fehlbaum, con Alex David accreditato come co-sceneggiatore. Il lavoro ha ricevuto una candidatura all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.
- Regia: Tim Fehlbaum, coinvolto anche nella sceneggiatura e nella produzione del film.
- Produzione: realizzata da BerghausWöbke Filmproduktion, Projected Picture Works, Constantin Film ed Edgar Reitz Filmproduktion. Tra i produttori figurano Philipp Trauer, Thomas Wöbke, Tim Fehlbaum, Sean Penn, John Ira Palmer, John Wildermuth e Mark Nolting. La distribuzione internazionale è stata curata da Paramount Pictures e Republic Pictures.
- Cast principale: Peter Sarsgaard nel ruolo di Roone Arledge, John Magaro nel ruolo di Geoffrey Mason, Ben Chaplin nel ruolo di Marvin Bader, Leonie Benesch nel ruolo di Marianne Gebhardt, Zinedine Soualem nel ruolo di Jacques Lesgards, Georgina Rich nel ruolo di Gladys Deist, Corey Johnson nel ruolo di Hank Hanson, Marcus Rutherford nel ruolo di Carter Jeffrey, Daniel Adeosun nel ruolo di Gary Slaughter, Benjamin Walker nel ruolo del giornalista Peter Jennings, Ferdinand Dörfler nel ruolo di Hermann Jäg
La regia di Tim Fehlbaum
La regia è firmata da Tim Fehlbaum, autore della sceneggiatura insieme a Moritz Binder, con Alex David accreditato come co-sceneggiatore. Il cineasta sceglie un’impostazione essenziale, evitando di trasformare il racconto in un tradizionale film d’azione. Fehlbaum utilizza corridoi stretti, luci artificiali e apparecchiature analogiche per trasmettere una sensazione di progressivo soffocamento. Il mondo esterno arriva soltanto attraverso piccoli schermi, rendendo ogni immagine ancora più inquietante. La produzione ha recuperato vere apparecchiature televisive dell’epoca, comprese alcune provenienti da musei e collezionisti. Gli attori hanno inoltre imparato a utilizzare macchinari, pellicole e strumenti realmente impiegati nelle redazioni degli anni Settanta. Il film diventa così anche una ricostruzione del lavoro necessario per realizzare una diretta prima dell’era digitale. Montaggi, traduzioni e collegamenti dovevano essere gestiti manualmente, senza Internet, smartphone o immagini immediatamente disponibili da qualsiasi luogo.
“September 5” è ispirato a una storia vera?
Sì, il film ricostruisce eventi realmente accaduti. Il 5 settembre 1972, durante le Olimpiadi di Monaco, alcuni membri dell’organizzazione palestinese Settembre Nero entrarono negli alloggi della delegazione israeliana. Due componenti della squadra vennero uccisi all’interno del Villaggio olimpico, mentre altri nove furono presi in ostaggio. La crisi terminò tragicamente: complessivamente morirono undici membri della delegazione israeliana e un agente della polizia tedesca. La copertura televisiva assunse dimensioni senza precedenti. Secondo le ricostruzioni richiamate dal regista, la diretta venne vista da circa un miliardo di persone, trasformando l’attacco in uno dei primi grandi eventi terroristici seguiti in tempo reale a livello mondiale. Il film non racconta però nel dettaglio tutte le questioni politiche collegate al conflitto israelo-palestinese. Il suo obiettivo è analizzare soprattutto il comportamento della redazione televisiva e la nascita di un nuovo modo di raccontare le emergenze.
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Il giudizio della critica
L’accoglienza della critica è stata ampiamente positiva. Rotten Tomatoes registra il 92% di recensioni professionali favorevoli, sulla base di oltre duecento giudizi, mentre il gradimento verificato del pubblico raggiunge l’89%. Su Metacritic il film ha ottenuto un punteggio di 76 su 100, corrispondente a valutazioni generalmente favorevoli. Sono stati apprezzati soprattutto il ritmo, il montaggio, la ricostruzione della sala di controllo e la capacità del cast di sostenere la tensione senza ricorrere a grandi sequenze spettacolari. Le osservazioni più critiche riguardano invece la scelta di restare quasi esclusivamente accanto ai giornalisti. Per alcuni recensori, questo punto di vista rischia di mantenere vittime e contesto politico fuori campo, privilegiando il meccanismo del thriller rispetto a un’analisi più ampia della tragedia. Proprio questa prospettiva limitata è però anche l’elemento che rende il film particolare. Lo spettatore non possiede più informazioni della redazione e deve convivere con incertezza, notizie contraddittorie e responsabilità impossibili da rinviare.
Quando guardarlo su Netflix
“September 5 – La diretta che cambiò la storia” sarà disponibile su Netflix Italia dal 13 agosto 2026.

