
Nel settembre del 1987, due uomini forzarono l’ingresso di una clinica abbandonata a Goiânia, in Brasile, e portarono via una macchina per radioterapia che nessuno aveva mai reclamato. Quello che trovarono dentro — una capsula metallica con una sostanza che brillava al buio di un blu intensissimo — iniziò a passare di mano in mano per giorni e settimane. Nessuno capiva di cosa si trattasse. Quel materiale era Cesio-137, un isotopo radioattivo estremamente tossico. Quando le autorità riuscirono finalmente a ricostruire la catena della contaminazione, più di 250 persone erano state esposte.
In quattro morirono e diversi isolati della città dovettero essere smantellati. L’incidente di Goiânia resta la più grande catastrofe radiologica dell’emisfero occidentale al di fuori di impianti nucleari. Emergenza radioattiva, la miniserie brasiliana che ricostruisce quell’episodio in sei puntate, è disponibile su Netflix da ieri ed è già in Top 10 anche in Italia! Mentre scriviamo è la quinta serie TV più vista. [TRAILER in fondo]
Leggi anche ► La Top 10 delle serie più viste su Netflix

Creata da Gustavo Lipsztein e prodotta da Gullane Entretenimento, questa miniserie è un thriller drammatico basato, dunque, su fatti reali e segue la crisi su due fronti paralleli: da una parte ci sono scienziati e medici che cercano di rintracciare la contaminazione prima che si diffonda oltre ogni controllo. Dall’altra c’è una famiglia qualunque che entra in contatto con il materiale senza avere la minima idea di cosa si ritrovi tra le mani. La serie non mette in scena l’incidente come uno spettacolo di fantascienza. Al contrario, lo racconta come un crollo istituzionale: il risultato di decenni di negligenza, povertà e assenza dello Stato che hanno trasformato un apparecchio medico dimenticato in una minaccia per un’intera città. Quello che non trova mai davvero una risposta — né nella storia reale e né nella miniserie — è quante di quelle vite si sarebbero potute salvare se qualcuno avesse prestato attenzione prima.

Leggi anche ► Un adrenalinico action brasiliano su Netflix: è lo spin-off di Brotherhood
La “Chernobyl” brasiliana
L’incidente del Cesio-137 a Goiânia avvenne nel settembre del 1987 e per settimane nessuno ne comprese davvero la portata. Tutto iniziò, come detto, quando due uomini smontarono un’apparecchiatura per radioterapia abbandonata in una clinica inattiva da anni. La capsula di piombo con il materiale radioattivo finì in un deposito di rottami, dove il proprietario la aprì e scoprì una sostanza che brillava al buio.

Nei giorni successivi il materiale passò per diverse mani — comprese quelle dei bambini — finché i primi sintomi di contaminazione spinsero un medico della zona a collegare i casi tra loro. A quel punto la contaminazione aveva già raggiunto almeno 14 punti diversi della città. Il Brasile attivò un’operazione d’emergenza senza precedenti: le autorità sanitarie valutarono più di 112 mila persone, e le squadre di decontaminazione demolirono edifici e rimossero terra in diversi quartieri. Il disastro di Chernobyl risaliva solo all’anno precedente, sicché da subito si iniziò a parlare di “Chernobyl brasiliana”.

Un disastro visto da più prospettive
La miniserie racconta quel processo da più prospettive. Johnny Massaro (Il figlio di mille uomini) interpreta Márcio, uno degli scienziati in prima linea nella risposta all’emergenza; Paulo Gorgulho (La notte che non passerà) dà volto al fisico Orenstein, figura centrale nell’identificazione del materiale; Tuca Andrada interpreta il governatore chiamato a gestire la crisi politica e istituzionale; e Bukassa Kabengele interpreta Evenildo, uno dei primi colpiti. La regia è di Fernando Coimbra e Iberê Carvalho.
► GUARDA EMERGENZA RADIOATTIVA SU NETFLIX
► Seguici su Facebook per restare aggiornato su Emergenza radioattiva e su tutte le novità di Netflix.

