
José Jurado Montilla aveva 3.000 follower su TikTok. Pubblicava video dei suoi cammini attraverso la Spagna — paesaggi rurali, incontri casuali, il tono caldo di chi documenta una vita semplice e in movimento. Nessuno dei suoi follower sapeva che quell’uomo aveva già ucciso quattro persone, che aveva scontato 28 anni di carcere per omicidio, e che era stato rilasciato nel 2013 grazie a una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, su cui torneremo. Quando nel 2023 Esther Estepa, 42 anni, scomparve dopo aver incrociato il suo cammino in Andalusia, la sua famiglia non aveva quasi nulla a cui aggrapparsi — tranne la traccia digitale che lui stesso aveva lasciato. I video, i movimenti geolocalizzati, il profilo costruito con cura in anni di post: tutto ciò che Dinamita Montilla aveva pubblicato per sembrare innocuo divenne il materiale con cui gli investigatori ricostruirono i suoi spostamenti.
Il serial killer di TikTok è una docuserie true crime in due episodi disponibile su Netflix da oggi, 6 marzo 2026. Ricostruisce la scomparsa di Esther attraverso testimonianze della famiglia, filmati d’archivio e il contenuto che il sospettato aveva caricato in rete di sua spontanea volontà: una storia vera, dunque. Il corpo di Esther fu trovato nel giugno 2024. Montilla è attualmente in custodia cautelare in attesa di processo, accusato del suo omicidio e di un altro caso risalente agli stessi mesi. La domanda che rimane aperta non riguarda la sua colpevolezza — riguarda il sistema che lo ha rimesso in libertà. [TRAILER in fondo]

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Un condannato a 123 anni… libero dopo 28
Montilla era stato condannato per quattro omicidi commessi tra il 1985 e il 1987 in Andalusia — un agricoltore spagnolo, un autista, un turista britannico, un turista tedesco. La pena: 123 anni. Uscì dal carcere nel dicembre 2013 in applicazione della sentenza Del Río Prada contro Spagna della Corte EDU, che dichiarò illegittima la cosiddetta Dottrina Parot — un meccanismo che in Spagna permetteva di estendere di fatto la detenzione dei condannati per reati gravi oltre i limiti formali della pena. Persino per i serial killer. Quella sentenza liberò decine di detenuti. Montilla era uno di loro. Nei dieci anni successivi costruì la sua identità pubblica su TikTok: il camminatore, il viaggiatore, l’uomo che condivide emozioni genuine lungo i sentieri di campagna. Il serial killer di TikTok non si limita a ricostruire un caso di cronaca nera: mostra come quella costruzione digitale — pensata per proiettare innocenza — si sia trasformata nel principale strumento d’indagine contro di lui.

Quello che i video non mostravano
La famiglia di Esther cominciò a insospettirsi per il tono dei messaggi WhatsApp che arrivavano dal suo telefono dopo la scomparsa — frasi che non le assomigliavano, nessuna chiamata vocale, nessun messaggio audio. Quando la madre chiese esplicitamente un messaggio vocale, i messaggi cessarono. Fu quella discontinuità — un’anomalia nel ritmo comunicativo di una persona, percepibile solo a chi la conosceva bene — a far scattare la denuncia. Gli investigatori risalirono ai video di Dinamita Montilla, incrociarono le geolocalizzazioni, ricostruirono il percorso comune. L’archivio che lui aveva costruito per mostrarsi al mondo divenne una mappa dei suoi movimenti. C’è qualcosa di strutturalmente nuovo in questo caso rispetto alla cronaca criminale tradizionale: il killer non ha lasciato prove nonostante i social media, le ha lasciate attraverso di essi — volontariamente, sistematicamente, per anni.
Quando guardarlo su Netflix
La docuserie è disponibile su Netflix dal 6 marzo 2026 ► Guarda Il serial killer di TikTok su Netflix

