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Chi era (davvero) Toni Chichiarelli? La sua vita da film è raccontata ne Il falsario

03/02/2026 15:14 - Ultimo aggiornamento 03/02/2026 15:14
Chi era (davvero) Toni Chichiarelli: la sua vita è raccontata ne Il falsario. Chichiarelli ha attraversato tutti i grandi misteri italiani

A Roma vi è una convergenza di poteri distinti, ma che sovente interagiscono tra di loro, che non ha eguali forse in nessun’altra città. Tra gli anni Settanta e Ottanta i Servizi più o meno deviati, la criminalità organizzata, il Vaticano, oscuri faccendieri e la Banda della Magliana hanno attraversato la vita di Antonio “Toni” Chichiarelli. Da qualche anno, questo composito milieu è definito “Mondo di Mezzo”, con una formula efficacissima.

Già, ma non tutti sanno chi è stato Toni Chichiarelli, la cui storia è raccontata ne Il falsario, che anche oggi guida la Top 10 dei film su Netflix. Pietro Castellitto interpreta un personaggio realmente esistito, le cui vicende si intrecciano coi più grandi misteri d’Italia e che resta legato soprattutto al caso Moro. Una storia vera, quella raccontata nel film, che ancora appassiona e sconvolge. [TRAILER in fondo]
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Chi era (davvero) Toni Chichiarelli: la sua vita è raccontata ne Il falsario. Chichiarelli ha attraversato tutti i grandi misteri italiani
Pietro Castellitto e Giulia Michelini ne Il falsario (Foto: IMDb)

Diretto da Stefano Lodovichi, il film è tratto da un libro – “Il Falsario di Stato”, pubblicato nel 2015 da Nicola Biondo e Massimo Veneziani – ed è stato scritto da Sandro Petraglia con la consulenza storica di Miguel Gotor, storico e saggista, uno dei massimi esperti italiani del caso Moro. “Per arrivare dove vuoi andare, cosa sei disposto a fare?” È la stessa domanda che tormenta Toni Chichiarelli mentre insegue il suo sogno di scrivere il suo nome nella storia. Ed è la stessa risposta che presto lo trasformerà da artista in criminale

Chi era (davvero) Toni Chichiarelli: la sua vita è raccontata ne Il falsario. Chichiarelli ha attraversato tutti i grandi misteri italiani

Gli esordi da piccolo criminale di Toni Chichiarelli

Nato nel 1948 in provincia de L’Aquila e rimasto presto orfano di madre, Antonio Giuseppe Chichiarelli cresce in collegio, dove emerge unicamente per le sue doti artistiche. Trasferitosi a Roma nei primi anni Settanta, sopravvive di espedienti e piccoli reati, collezionando diversi arresti per scippi, truffe, ricettazione e possesso illegale di armi. Durante la detenzione stringe amicizia con Danilo Abbrucciati, futuro leader della Banda della Magliana, entrando così in contatto con l’ambiente criminale romano: dallo spaccio al riciclaggio, dalla prostituzione alle rapine, fino ai legami con Cosa Nostra, il clan dei marsigliesi e ambienti dell’estrema destra eversiva, tra cui figure coinvolte nel fallito Golpe Borghese.
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Il caso Moro

Nel 1977, dopo aver conosciuto la gallerista d’arte Chiara Zossolo, che diventerà sua moglie, Chichiarelli inizia a dedicarsi sistematicamente alla produzione di falsi d’autore. La sua abilità nel replicare opere celebri è tale da consentirgli di immetterle con successo nel mercato clandestino. Tuttavia, il suo nome resta indissolubilmente legato soprattutto a uno degli episodi più drammatici della storia italiana: il sequestro di Aldo Moro. Il 18 aprile 1978 compare il famigerato “Comunicato numero 7” delle Brigate Rosse, che annunciava l’uccisione del leader democristiano.

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Il documento, redatto con tale precisione da sembrare autentico, riuscì a ingannare sia l’opinione pubblica sia le forze dell’ordine, prima che si scoprisse trattarsi di un falso. A realizzarlo fu proprio Chichiarelli, utilizzando una macchina da scrivere proveniente dal negozio che lui stesso aveva aperto come copertura. Le ragioni dell’operazione restano tuttora oscure: Chichiarelli la descrisse come uno scherzo, ma le ipotesi più accreditate parlano di un tentativo di depistaggio o di un’azione volta a guadagnare tempo, magari per trasferire l’ostaggio, durante la gestione del rapimento.

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Toni e la “rapina del secolo”

Secondo alcune testimonianze, Chichiarelli sarebbe stato coinvolto — forse persino come ideatore — nella cosiddetta “rapina del secolo”, avvenuta tra il 23 e il 24 marzo 1984 ai danni di un deposito valori della Brink’s Company a Roma, collegato a una rete bancaria riconducibile a Michele Sindona. Il bottino stimato si aggirava intorno ai 35 miliardi di lire dell’epoca, una cifra davvero enorme, anche se Chichiarelli parlò di una cifra persino più alta, superiore ai 50 miliardi. Parte del denaro venne reinvestita in operazioni immobiliari e nel traffico di stupefacenti, ma la sua parabola si interruppe bruscamente pochi mesi dopo.

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Il 28 settembre 1984, infatti, Chichiarelli fu ucciso mentre rientrava a casa con la nuova compagna e il figlio appena nato, in circostanze mai del tutto chiarite. Le ipotesi spaziano da una vendetta interna agli ambienti criminali a un regolamento di conti legato a presunti accordi non rispettati con i Servizi segreti, forse collegati a materiale fotografico su Moro scattato durante la prigionia. E così, a soli 36 anni, Toni Chichiarelli se ne è andato, portando con sé segreti che ancora oggi pesano come ombre su uno dei periodi più complessi e irrisolti della Storia italiana.

Il trailer de Il falsario