
Come in molti ricorderanno, lo scorso anno Blake Lively ha denunciato Justin Baldoni. Eppure sul set tutto sembrava perfetto: una storia intensa, un cast stellare e l’attesa di milioni di fan per l’adattamento cinematografico del bestseller di Colleen Hoover, It Ends With Us. Ma dietro le quinte la realtà era ben diversa, almeno secondo Blake Lively, la protagonista e produttrice, che ha recentemente intentato una causa contro Justin Baldoni, regista e a sua volta co-star del film, che le avrebbe cagionato un “grave disagio emotivo”. Ma cosa è successo? Ricapitoliamo la vicenda e facciamo chiarezza sugli ultimi aggiornamenti.
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Cosa è successo sul set?
La vicenda, di cui ha scritto il New York Times, ha aperto un nuovo capitolo sulle dinamiche di potere e le condizioni lavorative nei set cinematografici. Riecheggia, fragorosa, l’eco del fenomeno e del movimento Me Too. Secondo la causa, Baldoni avrebbe trasformato il set in un luogo ostile, tanto da richiedere una riunione d’emergenza con Sony Pictures per stabilire limiti chiari. Tra le richieste: evitare di parlare della sua “dipendenza dalla pornografia” o di argomenti personali inappropriati. A Baldoni sarebbe stato inoltre proibito di aggiungere scene intime non previste dal copione iniziale approvato da Blake Lively. Ma non finisce qui. Blake accusa Jamey Heath, produttore primario del film, di comportamenti gravemente inappropriati, tra cui l’intrusione nel suo camerino durante momenti di vulnerabilità, come l’allattamento al seno del suo bambino.
Gli ultimi aggiornamenti sulla controversia legale
Nonostante la controdenuncia di Justin Baldoni, l’attrice ha chiesto al tribunale che Baldoni e la sua società Wayfarer Studios le rimborsino oltre 8 milioni di dollari per coprire le spese legali sostenute durante la causa nata dopo il caso legato al film It Ends With Us. La richiesta ammonta a 8.035.040,88 dollari, di cui circa 7,5 milioni in onorari degli avvocati e oltre 500 mila dollari di spese processuali. La richiesta arriva dopo che un giudice federale ha riconosciuto a Lively il diritto di chiedere il rimborso delle spese legali. Ora Justin Baldoni avrà tempo fino al 13 luglio per contestare l’importo richiesto. Sarà poi il tribunale a decidere se riconoscere, in tutto o in parte, la somma domandata dall’attrice.
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La presunta campagna di diffamazione
I problemi, peraltro, non si sarebbero fermati alla fine delle riprese. Durante la promozione del film, Lively sostiene di essere stata bersaglio di una campagna di manipolazione orchestrata da Baldoni e dal team PR di Wayfarer Studios, finalizzata a distruggere la sua reputazione. Nome di punta nel cast del film era proprio quello dell’attrice Blake Lively, nota al pubblico per la sua interpretazione in Gossip Girl, e, come detto, nel film l’altro ruolo principale era interpretato dal regista Justin Baldoni nei panni di Ryle. Tra i dettagli più inquietanti emergono presunti messaggi nei quali si legge che il regista “vuole sentirsi come se Lively possa essere seppellita”. Un segnale pubblico della tensione? Ryan Reynolds, marito di Blake Lively, avrebbe bloccato Baldoni su Instagram durante la promozione del film, alimentando speculazioni su una crisi che era oramai evidente.

Le dichiarazioni delle parti in causa
Blake Lively ha dichiarato ancora al New York Times: “Spero che la mia azione legale aiuti a svelare le sinistre tattiche di ritorsione contro chi denuncia comportamenti scorretti”. Dall’altra parte, l’avvocato di Baldoni, Bryan Freedman, ha respinto le accuse, definendole “false, oltraggiose e deliberatamente sensazionalistiche”. Tuttavia, il danno sembra già essere stato fatto: William Morris Endeavor, l’agenzia talent che rappresentava Baldoni, ha annunciato di aver interrotto i rapporti con il regista.

