
La terza stagione, imminente, chiuderà una delle serie italiane che negli ultimi anni maggiormente hanno appassionato tantissimo il pubblico, per il racconto vero della prima donna italiana abilitata alla professione forense, resa sullo schermo da una magistrale interpretazione di Matilda De Angelis. C’è ancora molta strada da fare sul cammino della parità tra uomo e donna, ma, se oggi possiamo parlare di emancipazione femminile, lo dobbiamo a donne come Lidia Poët. La nuova parte de La legge di Lidia Poët, composta da sei episodi, porterà in scena il caso più difficile di tutta la trilogia.
Grazia Fontana, la migliore amica di Lidia, viene accusata di aver ucciso il marito violento. Lidia decide di difenderla e deve convincere una giuria composta esclusivamente da uomini che si è trattato di legittima difesa, mentre dall’altra parte dell’aula c’è Fourneau, il procuratore cui la lega un misterioso sentimento. La legge di Lidia Poët nei primi sei mesi dal debutto della stagione iniziale ha totalizzato 85 milioni di ore di visione, e ora costruisce il finale attorno a un paradosso semplice e tagliente: una donna che per anni ha lottato per il diritto di fare l’avvocata, adesso deve salvare un’altra donna. [TRAILER in fondo]
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Dove eravamo rimasti
Nella seconda stagione di questa storia vera, determinata a cambiare il sistema, cerca di convincere Enrico a candidarsi in Parlamento, sperando che, una volta eletto, possa sostenere la sua proposta di legge per l’emancipazione femminile. Parallelamente, Lidia decide di chiudere con l’amore, soprattutto dopo la delusione con Jacopo, responsabile della vendita della villa di famiglia e in conflitto con i Poët. Tuttavia, le circostanze li costringono a collaborare su un’indagine segreta che li riguarda da vicino, riaccendendo la loro complicità. A complicare ulteriormente la situazione, l’arrivo del nuovo Procuratore del Re, Fourneau, un uomo delle istituzioni che tratta Lidia come sua pari, spingendola a riflettere sul complesso rapporto con i sentimenti e sul costo personale delle sue battaglie ideali.
Cosa aspettarsi dalla terza stagione
La terza stagione è ambientata nel 1887 a Torino. Il fratello di Lidia, Enrico, è diventato deputato e ha presentato una legge che permetterebbe a sua sorella di esercitare la professione, almeno fino alla commissione parlamentare. È il primo passo concreto dopo due anni di battaglie. Ma proprio quando qualcosa, in politica, inizia a muoversi, il caso Fontana oscura ogni cosa. Jacopo Barberis, il giornalista per cui Lidia ha sempre negato di provare qualcosa, torna a Torino — con una nuova compagna — e decide di restare per seguire il processo. Così Lidia si ritrova a combattere su più fronti: un processo, una legge che ancora non passa e due uomini verso i quali, finalmente, deve prendere una decisione.
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Il processo a Grazia Fontana non è solo il perno narrativo della stagione. È anche lo specchio in cui la serie riflette la posta in gioco di tutte le stagioni. Una donna picchiata che ha ucciso il proprio aguzzino deve dimostrare di aver agito per legittima difesa, mentre nessun giudice e nessun giurato sembra disposto a capirla. Lidia, lei stessa estromessa dall’ordine da un decreto del tribunale alla fine della prima stagione, difende un caso incredibilmente simile al suo: sa di aver ragione, ma non ha le istituzioni dalla propria parte. Dall’altra parte, Fourneau guida l’accusa, trasformando il processo anche in una prova per la loro relazione. I due protagonisti interpretati da Gianmarco Saurino e Matilda De Angelis, per la prima volta nella serie, si trovano l’uno di fronte all’altra in modo così netto, nei ruoli di due avversari su fronti opposti.

La storia vera di Lidia Poët
Lidia Poët si laureò in giurisprudenza nel 1881, con una tesi che riguardava la condizione femminile nella società e, dopo due anni di praticantato, superò l’esame di abilitazione alla professione forense e venne iscritta all’Ordine degli Avvocati e Procuratori di Torino, non senza le numerose resistenze dei colleghi. Così Lidia Poët divenne la prima donna ad esercitare l’avvocatura in Italia. A novembre dello stesso anno, però, la Corte di Appello di Torino revocò la sua iscrizione all’albo, dichiarando che le donne non potevano essere ammesse all’esercizio della professione forense.

La legge dell’epoca consentiva gli “uffici pubblici” esclusivamente agli uomini. La richiesta venne osteggiata dagli avvocati Desiderato Chiaves, ex ministro dell’interno e da Federico Spantigati che, per protesta, si dimisero dall’ordine dopo che l’istanza venne messa ai voti e accolta. Lidia, comunque, continuò a collaborare con suo fratello Enrico nonostante la mancata iscrizione all’Ordine, che arrivò solo nel 1920, grazie alla legge Sacchi.

L’impegno protofemminista di Lidia Poët si precisò anche nella adesione al Consiglio Nazionale delle Donne Italiane (CNDI) fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1903: venne incaricata di dirigere i lavori della sezione giuridica nei primi congressi femminili italiani del 1908 e 1914. Anche la città di Torino, martedì 27 luglio 2021, aveva omaggiato la prima avvocata italiana intitolandole una parte del parco che sorge di fronte al Palazzo di Giustizia di Torino.
Quando guardare La legge di Lidia Poët 3 su Netflix
La stagione finale è disponibile sulla piattaforma dal 15 aprile 2026 ► Guarda su Netflix

