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Leggete la nostra recensione su “La regina Carlotta”. Scoprite la première e le critiche mosse alla serie.

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10/05/2023 18:00

La regina Carlotta in poco tempo è diventata già un fenomeno su Netflix, ma le critiche non sono mancate. Anzi, come ogni serie di importanza non così marginale sappiamo che ci saranno sempre. In questo caso la miniserie, spin-off di Bridgerton, ha già rapito il cuore di moltissime persone, tra chi lo ha amato e chi lo ha odiato. Ve ne abbiamo parlato ampiamente nei nostri articoli con approfondimenti sulla serie, sugli attori e sulle location, non dovete assolutamente perderli e li troverete alla fine di questo articolo. Intanto però vi lasciamo la nostra recensione, informazioni sulla première e infine le critiche che hanno oscurato la serie e a cui ha risposto direttamente Shonda Rhimes!!
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La regina Carlotta: recensione della miniserie

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La domanda che sorge spontanea è: avevamo veramente bisogno di questo spin-off sulla Regina Carlotta? La risposta, o per lo meno la mia, è “forse no!”. Credo che Bridgerton sia stato un vero e proprio fenomeno mondiale come molti dei prodotti Netflix che non aveva così bisogno di essere approfondito. Per quanto la storia sia bella nell’insieme devo dire che mi sono appassionata molto di più al rapporto tra i due valletti, Brimsley e Reynolds, che a quello tra Carlotta e re Giorgio. La storia come sempre è surreale se messa a confronto con il periodo storico del tempo, raramente è stato documentato un matrimonio d’amore, mentre abbondano solo quelli combinati e sofferti. Siamo però abituati all’irrealtà nella dimensione di Bridgerton, con una colonna sonora di tutto rispetto. Infatti, forse una delle cose che mai potrebbe stancare è proprio la colonna sonora moderna e piena di cover che non ti aspetteresti mai. Altre note positive della serie sono i costumi sfarzosi e le location utilizzate. Nelle serie storiche e di costume è imprescindibile avere degli abiti meravigliosi e adatti all’epoca dove nel dietro le quinte c’è un lavoro senza precedenti. Se invece analizziamo la sceneggiatura e i dialoghi direi che il tutto è abbastanza “semplicistico” e ridotto all’osso. Avete sentito discorsi lunghi e toccanti che hanno smosso le corde del vostro corpo? Io sinceramente non ne ho visto o sentito nemmeno l’ombra. Anzi ho trovato conversazioni di maggior spessore nella prima stagione di Bridgerton, mentre qui alle volte quando Carlotta cerca di tranquillizzare o consolare Giorgio usa poche parole dirette e scontate che non emozionano affatto.
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La regina Carlotta: quindi è promossa o bocciata?

Sembra che io stia demolendo la serie, ma devo dire che invece non mi è così tanto dispiaciuta. Se avete voglia di leggerezza e non vedere qualcosa di così tanto impegnativo è sicuramente la miniserie perfetta in 6 episodi. La particolarità della serie e l’approfondimento che viene dato ad alcuni legami conosciuti in Bridgerton e scandagliati ne La regina Carlotta. Interessante e per nulla scontato scoprire come si siano strette amicizie o alleanze e come le donne forti che abbiamo visto precedentemente siano diventate tali. Quindi un’altra nota di merito va sicuramente alle sfaccettature molteplici ritrovate nei personaggi. Probabilmente con alcune sottotrame hanno deciso di mettere a fuoco troppa carne come si suole dire, e i temi centrali della serie vengono denaturalizzati. Sarebbe stato sicuramente intrigante trattare con la giusta importanza quella che è la malattia di re Giorgio, mostrare le debolezze di un sovrano in tutto e per tutto, analizzare con delicatezza, ma fermezza. Il tema era centrato, ma non viene comunque affrontato nel giusto modo lasciandoci comunque soddisfatti di un “lieto fine dolceamaro”, ma insoddisfatti per la resa generale.
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La regina Carlotta: la première

La Regina Carlotta è da poco uscita su Netflix e ovviamente la piattaforma per l’occasione ha deciso di organizzare una première dove erano presenti i personaggi principali. La première si è svolta a Los Angeles e anche Shonda Rhimes non si è fatta sfuggire quest’occasione presentandosi sul red carpet. Gli attori hanno indossato vestiti audaci con colori sfarzosi ed eleganti firmati da alcuni stilisti molto famosi, come ad esempio Elie Saab Haute Couter.
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La regina Carlotta: le critiche per la divergenza storica

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Come dicevamo le critiche non sono mancate, anzi come per ogni serie famosa che si rispetti sono state molteplici. Tutto ciò però dato anche dall’inaccuratezza storica. Quello che ha sconvolto tanti spettatori per la docuserie su Cleopatra di cui vi abbiamo parlato qui, ha fatto storcere il naso a molti anche per questa serie. Stiamo parlando del colore della pelle della Regina Carlotta interpretata da India Amarteifio, che poi sono le stesse critiche mosse anche alle due stagioni di Bridgerton. Sappiamo secondo la storia che durante il regno di re Giorgio sicuramente non vi è stata una regina di colore, così come nella storia della corona inglese. A questo punto ci ha pensato proprio Shonda Rhimes a rispondere sottolineando come la serie non sia un documentario con la pretesa di essere accurato al 100%, ma è in realtà una finzione basata semplice su fatti accaduti. La Regina Charlotte rappresentata non è quella del regno d’Inghilterra, ma quella della serie Bridgerton e tanto deve bastare. Ad ogni modo, l’afrodiscendenza è una possibilità di cui si parla già da tempo grazie anche allo storico Mario de Valdes y Cocom, che cominciò le sue ricerche sull’albero genealogico della regina alla fine degli anni Sessanta. La sua teoria è che l’eventuale carnagione la si dovette a Madragana, una delle concubine del re Alfonso III del Portogallo, che era lontano antenato di Carlotta, anche se in realtà le due donne erano separate da ben 15 generazioni.

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Fonte: Netflix