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In Silenzio: la recensione della serie più vista in Italia al n.1 in TOP 10

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22/05/2023 20:30

In Silenzio è la serie più vista in Italia attualmente su Netflix. Al primo posto nella Top 10 delle serie sin dalla sua uscita di giorni fa. Il protagonista principale è il già conosciuto Aaròn Piper che conosciamo per essere stato uno dei personaggi principali di Elite. Un altro personaggio di Elite molto famoso ha una parte nella serie, parliamo di Manu Rios che qui è il fidanzato di quello che sembra l’interesse amoroso di Sergio. Ma la serie spagnola, a metà tra un thriller e un giallo, è una serie che vale la pena guardare? Ci è piaciuta? Di cosa parla realmente? Scopriamo insieme In Silenzio e la nostra recensione di questa serie su Netflix!
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Ti sei perso i titoli nuovi in uscita su Netflix questa settimana? Come sempre, sai che puoi trovare su Netflixmania i riepiloghi delle nuove uscite della settimana qui. Dai anche un’occhiata al nostro elenco aggiornato delle nuove uscite di maggio.

In Silenzio: trama della serie

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Sergio Ciscar esce di prigione dopo sei anni di carcere per aver ucciso i suoi genitori. L’omicidio è avvenuto gettandoli dal balcone di casa sua. Sergio viene arrestato, ma per tutti gli anni in reclusione deciderà di non parlare né dell’accaduto né con qualche persona. Un tipo taciturno che appena lasciata la prigione viene seguito da una psichiatra, Ana, che vuole studiarlo da lontano. Tanto che vengono installate diverse telecamere per tenerlo d’occhio. Il tutto diventa un vero e proprio esperimento sperando che il ragazzo possa inserirsi nella società.
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Un mistero silenzioso

Cos’ha di così attraente In Silenzio? È una serie thriller e già questo è punto d’interesse per gli spettatori, la maggior parte delle volte infatti veniamo già catturati soltanto dal genere di una serie. Il thriller, il mistero, il giallo sono ciò che scaturiscono di base la nostra curiosità. Una curiosità che si amplifica nel momento in cui accostiamo anche la produzione di tale serie, una produzione spagnola. Per quanto li si ami o li si odi i prodotti spagnoli destano sempre un certo interesse in tutti noi, sperando di poter incappare in un qualcosa all’altezza delle prime stagioni de La casa di Carta o Elite. Con In Silenzio non sono così sicura che di nuovo gli spagnoli ci siano riusciti. Ci sono sicuramente moltissimi punti negativi, ma anche alcuni positivi da non tralasciare. Per passare il tempo, per immergersi in un mistero non è male iniziare questa storia dal primo episodio. La serie, i sei episodi che la compongono sono tremendamente cupi, tristi, oscuri, sicuramente un diverso approccio rispetto alle altre serie spagnole che conosciamo e a cui siamo abituati.
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Il titolo è ovviamente parte di tutta la storia, il silenzio (anche se non veramente così presente) permane durante i sei episodi, durante la storia e la vita di Sergio. Il ragazzo ha deciso di chiudersi in un silenzio durato ben sei anni e che sembra andare ancora avanti, il suo silenzio è interrotto dalle parole della psichiatra Ana e di una delle poche persone con cui Sergio parla, ovvero una ragazza conosciuta in carcere. Eppure questo silenzio, le parole non dette, inesistenti di Sergio si fanno sempre più prepotenti, diventano quasi assordanti. Lasciare lo spettatore nel limbo, cercare di capire perché ha ucciso i genitori, cercare di capire se veramente lui è il colpevole, questi gli intenti della serie. E il dubbio rimane fino all’ultimo episodio, quindi forse questa è dopotutto una nota positiva tenendo l’attenzione e l’interesse alto.

Voyeurismo: un tema sempre più ricorrente in film e serie tv

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Un altro tema principale nella serie, che è affrontato in modo forse troppo anomalo secondo il mio punto di vista, quello del voyeurismo. Un voyeurismo che si trasforma in un’ossessione pericolosa e senza fine da parte della psichiatra Ana. La finestra sul Cortile lo ricorderemo tutti e proprio questo essere voyeur viene ripreso molto spesso in serie e film negli ultimi anni. Ovviamente non sto assolutamente accostando la serie al famosissimo film di Hitchcock. Pensiamo anche a La donna alla finestra, thriller con Amy Adams, o The Voyeurs con Sydney Sweeney. Qui il guardare oltre la finestra raggiunge la modernità con le molteplici telecamere che spiano Sergio. Quella che è l’osservatrice iniziale diventerà piano piano un personaggio sempre più decisivo mentre l’osservato passerà in un immaginario secondo piano. Lo sfondo cupo, nuvoloso di pioggia ricorda un po’ quelle serie thriller nordiche che tanto ci piacciono. Che si siano voluti ispirare a quelle? Probabile. La regia, la fotografia, sembrano essere lavori puliti, di linea, quasi schematici, meccanizzati e forse alle volte un po’ troppo.
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Fonte: Netflix