
Rupert Murdoch ha 94 anni, un impero capace di influenzare elezioni e governi e quattro figli cresciuti per farli salire sullo stesso trono — ma alla fine, a ereditarlo potrà essere solo uno. La disputa per il controllo del trust di famiglia è finita davanti a un giudice in Nevada, e le e-mail, i messaggi e i documenti emersi durante il processo hanno disegnato una famiglia molto diversa da quella raccontata nei comunicati ufficiali.
Dynasty: I Murdoch è una docuserie in quattro episodi, prodotta da Story Syndicate — lo stesso studio dietro la serie Harry & Meghan — e diretta da Liz Garbus, con due candidature agli Oscar e due Emmy in bacheca. Basata su migliaia di pagine di documenti mai mostrati prima in TV, la serie ripercorre l’ascesa di Rupert Murdoch, la nascita di Fox News e la guerra interna tra l’erede designato, Lachlan, e gli altri tre fratelli: James, Elisabeth e Prudence. Nessun membro della famiglia ha partecipato alle riprese. Chi parla al posto loro — e cosa rivelano i documenti — lo raccontiamo in questo articolo. [TRAILER in fondo]
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- Titolo originale: Dynasty: The Murdochs
- Formato: Miniserie documentaria
- Paese: USA
- Lingua originale: Inglese
- Durata / Episodi: 4 episodi da 60 minuti, pubblicati tutti insieme
- Genere: Documentario
- Regia: Liz Garbus (ep. 1–3), Sara Enright (ep. 4, co-regia)
- Produzione: Story Syndicate
- Classificazione per età: 16+
Di cosa parla Dynasty: I Murdoch
la docuserie racconta l’ascesa e i conflitti interni della famiglia Murdoch, una delle più potenti dinastie dei media globali. Attraverso documenti, testimonianze e analisi giornalistiche, la serie ricostruisce la costruzione dell’impero mediatico di Rupert Murdoch e la feroce battaglia tra i figli per il controllo dell’azienda. Da oltre 80 anni, Rupert Murdoch ha costruito un impero mediatico che influenza direttamente la politica di Stati Uniti, Regno Unito e Australia: giornali, canali TV, piattaforme digitali che hanno cambiato il modo in cui milioni di persone consumano le notizie. Ma al centro di questo impero c’è una storia di famiglia che il pubblico ha potuto leggere solo “di seconda mano”.

Il documentario usa migliaia di pagine di documenti, e-mail e messaggi di testo ottenuti durante la battaglia legale in Nevada per ricostruire i meccanismi interni di una famiglia in cui l’amore del padre e l’accesso al potere sono stati, per decenni, la stessa cosa. La serie segue l’ascesa di Murdoch dall’Australia e la creazione di Fox News, per poi concentrarsi sul conflitto esploso pubblicamente: Rupert e Lachlan — l’erede scelto — da una parte, James, Elisabeth e Prudence dall’altra, in un processo che aveva come obiettivo il controllo del trust familiare dopo la morte del patriarca. Il procedimento si è concluso con un accordo nel settembre 2025, e lascia Lachlan Murdoch alla guida dell’impero almeno fino al 2050. Il documentario non risponde alla domanda su chi abbia vinto:risponde alla domanda sul perché una guerra del genere fosse inevitabile.
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Dynasty: I Murdoch — Chi compare nella docuserie
Nessun Murdoch ha partecipato alle riprese, una scelta ormai standard per i progetti dedicati a questa famiglia. La serie punta invece su una galleria di giornalisti che hanno seguito la vicenda dall’interno. Jim Rutenberg e Jonathan Mahler, reporter del The New York Times, sono i principali cronisti della battaglia per il trust e compaiono ampiamente nella serie. McKay Coppins, di The Atlantic, autore di un profilo di riferimento su James Murdoch, è presente anche lui, insieme a Kara Swisher, una delle voci più note del giornalismo tech americano.
La serie dedica molto spazio alla storia di Fox News, con interviste a ex dipendenti della rete, tra cui Alisyn Camerota e David Shuster. Viene ricostruito nel dettaglio anche lo scandalo delle intercettazioni telefoniche del News of the World, rivelato inizialmente da The Guardian, che portò alla chiusura del tabloid e indebolì la posizione di James Murdoch all’interno dell’impero.
Chi è Liz Garbus
Liz Garbus è una delle documentariste americane più rispettate in attività: due candidature agli Oscar, due Emmy, un Peabody e una candidatura ai Grammy. Ha fondato Story Syndicate insieme al marito, Dan Cogan, produttore vincitore dell’Oscar.

Garbus ha debuttato con The Farm: Angola, USA (1998), candidato all’Oscar e premiato con il Grand Jury Prize a Sundance. Ha vinto l’Emmy per il miglior documentario con What Happened, Miss Simone? (2015), uscito su Netflix — film che le è valso anche una nuova candidatura agli Oscar come Miglior documentario. Ha inoltre realizzato Bobby Fischer Against the World (2011), I fantasmi di Abu Ghraib (2007) e I’ll Be Gone in the Dark (2020). Dynasty: I Murdoch è il suo progetto più ampio dedicato a una dinastia dei media.
Perché guardare la miniserie
Se Succession ti ha tenuto incollato allo schermo, qui trovi la versione senza copione: le stesse dinamiche di potere, la stessa logica dell’eredità, lo stesso padre che distribuisce e ritira l’affetto come uno strumento di controllo — ma con documenti reali, processi reali e conseguenze che hanno cambiato la rotta di alcune democrazie. Il documentario è prodotto con una struttura narrativa pensata per il binge-watching, non per un archivio accademico. Quattro episodi da un’ora, pubblicati tutti insieme. Garbus aveva già smontato un impero in Bobby Fischer Against the World — ma stavolta la posta in gioco è infinitamente più alta.
Quando guardare Dynasty: I Murdoch su Netflix
Disponibile su Netflix dal 13 marzo 2026 ► GUARDA SU NETFLIX

