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Una samurai dagli occhi azzurri nel Giappone chiuso al mondo: la serie animata da 4 Emmy che torna su Netflix a gennaio

20/03/2024 20:08 - Ultimo aggiornamento 04/11/2026 13:11
Blue Eye Samurai Netflix

Una donna travestita da uomo, una spada e una lista di quattro nomi da cancellare. Nel Giappone del Seicento, chiuso agli stranieri, Mizu è un’emarginata: ha gli occhi azzurri, un segno che la marchia come figlia di un occidentale. Uno di quei quattro uomini è suo padre, e lei ha giurato di trovarlo.

È la storia di Blue Eye Samurai, la serie animata Netflix creata da Amber Noizumi e Michael Green che nel 2024 ha vinto 4 Emmy e 6 Annie Awards. Dopo tre anni di attesa, la seconda stagione arriva su Netflix il 19 gennaio 2027: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla prima, per arrivare pronti al ritorno di Mizu.

Blue Eye Samurai Netflix primo piano

La trama di Blue Eye Samurai

Siamo nel Giappone del periodo Edo, nel XVII secolo. Mizu (voce originale di Maya Erskine) è una maestra di spada di etnia mista. È nata da una violenza commessa da uno dei quattro uomini bianchi presenti in Giappone al momento della sua nascita: tra loro c’è suo padre. Lei si definisce “creatura della vergogna”: nasconde gli occhi azzurri e vive travestita da uomo per portare a termine la sua vendetta.

L’idea è nata in casa degli autori. Amber Noizumi e Michael Green hanno una figlia con tratti giapponesi e occhi azzurri, e da lì è arrivata la domanda da cui parte tutto: “Perché sono così entusiasta del fatto che mia figlia abbia gli occhi azzurri?”. Per Noizumi la storia è personale: nella protagonista ha ritrovato la propria esperienza di “crescere come giapponese di etnia mista nel sud della California”, come ha raccontato a Netflix Tudum.

Al centro ci sono due temi: la diversità come valore e la vendetta come atto proibito alle donne in quella società.

Blue Eye Samurai serie animata Netflix

La produzione di Blue Eye Samurai, la serie animata Netflix

Dietro Blue Eye Samurai c’è una cura che va oltre la trama. L’animazione è dello studio francese Blue Spirit e la regia di supervisione è di Jane Wu. Amber Noizumi e Michael Green, creatori, sceneggiatori e produttori esecutivi, hanno lavorato per rendere la storia il più autentica possibile. Per questo hanno coinvolto animatori, storici, musicisti, artisti marziali e doppiatori.

L’attenzione si vede in ogni dettaglio, dalla colonna sonora alle ambientazioni fino alle voci. “Volevamo una rappresentazione tale che anche le comparse, quelle che si sentono appena mormorare sullo sfondo, fossero asiatiche”, ha spiegato Noizumi a Netflix Tudum. “Era la nostra priorità assoluta.” Per il ruolo di Mizu la scelta era fatta da subito: Maya Erskine, che gli autori “hanno sempre avuto in mente per il ruolo”.

Blue Eye Samurai è una storia vera?

No, Blue Eye Samurai non racconta fatti realmente accaduti. Il contesto storico però è autentico, e i temi riguardano la vita reale di molte donne: emarginazione, isolamento, violenza e sottomissione femminile.

Blue Eye Samurai Netflix location e ambientazione

L’ambientazione di Blue Eye Samurai: il Giappone chiuso al mondo

In un’intervista a The Hollywood Reporter, Noizumi e Green hanno raccontato diversi dettagli: l’identità di Mizu, l’ambientazione e gli aspetti artistici, musica compresa, che hanno reso Blue Eye Samurai una serie d’animazione esemplare.

Sull’ambientazione nel Giappone antico, Noizumi ha detto: “L’aspetto interessante di quell’epoca è che nel 1633 il Giappone chiuse completamente i suoi confini, vietando qualsiasi influenza esterna. Ancora oggi è considerata ‘l’età dell’oro del Giappone’. Ho trovato molto interessante il fatto che quella che chiamano l’età dell’oro fosse il periodo in cui il Giappone era più omogeneo. È un po’ come se qui si dicesse ‘i bei tempi andati’, quando in America c’erano più bianchi. È stata un’epoca interessante e, ovviamente, c’era molta bellezza e molti elementi storici su cui era interessante scrivere una storia. Ma credo che il fatto che fosse l’età dell’oro, e che non lo sarebbe stata per chi aveva un aspetto diverso, fosse l’elemento principale che volevamo esplorare”.

E ancora: “Con Blue Eye Samurai volevamo rompere tutti gli schemi. Mizu non è né giapponese né bianca, non è né femmina né maschio, e questa serie non assomiglia a nulla di già visto. Non è un cartone animato, non è un anime e non è un live action”.

BLUE EYE SAMURAI prima stagione su Netflix LOCANDINA

Le musiche e il suono di Blue Eye Samurai

Una colonna sonora studiata a tavolino e che contribuisce a fare della serie tv un vero capolavoro artistico. Sulla scelta di affidare il progetto musicale alla compositrice Amie Doherty, Green ha detto nella stessa intervista a The Hollywood Reporter: “È stato meraviglioso lavorare con lei e la serie è diventata un’esperienza emotiva. La colonna sonora è composta da un’ora e 24 minuti di brani scelti da lei”. Tra questi c’è “For Whom the Bell Tolls” dei Metallica, nella versione cantata da Emi Meyer.

Green ha parlato anche del lavoro dei tecnici del suono, tutti pluripremiati: “Per quanto riguarda il suono, abbiamo lavorato con dei tecnici del suono incredibili, che hanno davvero portato la loro esperienza: il sound designer e rerecording mixer Paul N.J. Ottosson e il sound supervisor e rerecording mixer Myron Nettinga. Non c’è un tavolo abbastanza grande per metterci tutti i loro premi”.

Le recensioni di Blue Eye Samurai

La critica l’ha accolta molto bene. Su Rotten Tomatoes ha il 97% di recensioni positive (29 recensioni) e il 93% di gradimento del pubblico. Il giudizio di sintesi dei critici la definisce “visivamente abbagliante mentre presta un’abile attenzione al personaggio”. Metacritic le dà 88 su 100, che sul sito corrisponde ad “acclamazione universale”, e gli utenti la votano 8,1 su 10.

Per Rolling Stone è “un esempio incredibile e tostissimo di come l’animazione possa creare mondi, personaggi e avventura”. Empire parla di “un’emozione travolgente e magnifica, che crea dipendenza e non perde mai di vista il punto di vista di Mizu”. Più cauto The Hollywood Reporter: la forza della serie sta nei personaggi e nel dramma, ma il risultato è “più divertente che profondo”. In Italia Cinefact l’ha definita “un ibrido stupefacente”: una serie animata così al centro dell’attenzione non si vedeva dai tempi di Arcane (2021). Viene paragonata spesso anche a Love, Death & Robots.

Poi sono arrivati i premi. Agli Emmy 2024 Blue Eye Samurai ha vinto come miglior programma d’animazione, più tre Emmy della giuria per il character design, la scenografia e lo storyboard. Agli Annie Awards ha vinto in tutte e sei le categorie in cui era candidata. Oggi è una delle serie vincitrici di Emmy su Netflix.

Vale la pena guardarlo?

Sì, se cerchi un’animazione pensata per un pubblico adulto. Blue Eye Samurai ha l’azione dei grandi film di samurai, ma racconta anche identità, vergogna e violenza sulle donne. I combattimenti sono crudi e alcune scene sono esplicite. Gli 8 episodi della prima stagione si guardano in pochi giorni, giusto in tempo per il ritorno di Mizu.

Blue Eye Samurai stagione 2: quando esce su Netflix

“Mizu ha ancora molto sangue da versare”, hanno promesso gli autori. La promessa si mantiene il 19 gennaio 2027, quando la seconda stagione di Blue Eye Samurai arriva su Netflix, con una terza e ultima stagione già confermata. Dove la porterà la sua vendetta lo raccontiamo nell’articolo su Blue Eye Samurai stagione 2.

Blue Eye Samurai, tutte le info sulla serie animata Netflix premiata agli Emmy

Il trailer di Blue Eye Samurai