
Se cerchi una commedia fatta bene, ma con anche un po’ di riflessione sotto la superficie delle risate, Ladies First è un film pungente, divertente e silenziosamente provocatorio che, con eleganza, usa l’idea di un mondo capovolto per mostrare quanto il sessismo sia intrecciato nella trama della vita quotidiana — con una leggerezza che non lo rende affatto meno efficace. Ecco la nostra recensione.

La storia segue Damien Sachs, interpretato da Sacha Baron Cohen — un uomo che, a quanto pare, ha tutto: soldi, potere e una sequenza infinita di avventure senza impegno, a un passo dalla promozione a CEO in una delle più importanti agenzie pubblicitarie. La sua vita sembra perfetta. Finché non si sveglia in un mondo parallelo dominato dalle donne, dove i ruoli sono completamente ribaltati e lui, per la prima volta, si ritrova dalla parte sbagliata della gerarchia. Ad aspettarlo c’è Alex Fox, interpretata da Rosamund Pike: sicura di sé, determinata, tutto ciò che Damien è abituato a essere — ma in un mondo in cui lui conta quasi nulla. Per riprendersi la sua vita dovrà risalire di nuovo i ranghi dell’agenzia, stavolta dal basso. E per farlo dovrà attraversare in prima persona esperienze e ostacoli che le donne affrontano ogni giorno.
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Un mondo ribaltato — e fin troppo familiare
Il film è ambientato nel mondo della pubblicità — un settore che non si limita a riflettere gli stereotipi di genere, ma li ha creati attivamente e continua ad alimentarli. È una scelta precisa, tutt’altro che casuale. E dentro questo contesto, Ladies First costruisce la sua satira con una certa intelligenza: non punta alla misoginia più plateale, quella facile da condannare, ma a qualcosa di più scivoloso — la facciata educata, il paternalismo gentile, il sessismo che ha imparato a travestirsi da premura. La battuta di Damien — “Voi donne la fate facile” — non è una gaffe isolata: è il cuore del film, il modo in cui il risentimento verso il cambiamento si ricicla come lamentela legittima invece di essere letto per quello che è: un sintomo.

La scena che dice tutto
La scena più efficace è quella in cui Damien viene invitato a casa di Felicity Chase — interpretata da Fiona Shaw — CEO dell’agenzia, che nel “mondo reale” era soltanto la receptionist. Lo vediamo illuminarsi davanti a ciò che è chiaramente un grande classico con annesso gioco di potere: un invito a cena condito da allusioni sessuali. Ed è proprio lì che il film dà il meglio — perché capiamo quanto quella situazione sia ordinaria per le donne, quanto spesso si ritrovino a doverla gestire e normalizzare, perché quello è semplicemente il regolamento non scritto. Vederla accadere a Damien, con la stessa naturalezza con cui lui avrebbe trattato una delle sue dipendenti, è quel tipo di specchio che ti fa ridere e, allo stesso tempo, pizzica un po’.
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Il potere ha una sola forma?
Il film pone le domande più interessanti nel modo in cui costruisce il suo mondo capovolto: le donne al potere fanno boxe in salotto, si comportano volutamente in modo rozzo, fanno sesso occasionale. È un cortocircuito comico, ma anche qualcosa di più scomodo. Perché, per essere “alla pari”, le donne della storia adottano comportamenti codificati come maschili — come se il potere avesse un solo modello possibile. Come se femminilità e autorevolezza fossero ancora, nel 2026, difficili da tenere insieme senza che una delle due ceda.
Vale la visione?
Ladies First è un film leggero — non lo nega, non prova a essere altro. Ma leggero non vuol dire superficiale. La commedia funziona proprio perché il mondo ribaltato ci sembra così assurdo e impensabile — eppure le stesse dinamiche, applicate alle donne nella vita reale, vengono considerate del tutto normali. È un’idea forte e raccontata bene. L’unica cosa che ritoccheremmo è il finale: “Forse non è poi così gonfiata” suona un po’ colloquiale e vago.
Se alcuni aspetti del mondo “reale” del film sono stati criticati perché poco credibili, oggi il comportamento degli uomini non è terribile come viene dipinto. Ci sono donne in posizioni di potere almeno in parte, e non si comportano esattamente come nel mondo matriarcale ribaltato — è proprio in quell’esagerazione che sta la commedia. Eppure, più ci pensi, più quell’esagerazione sembra ridursi. Ed è qui che l’ironia punge con quell’amarezza di verità.
Il fatto che molte recensioni maschili abbiano reagito con fastidio, accusando il film di essere propaganda femminista, dice più di quanto probabilmente intendessero i critici. Ed è, probabilmente, la conferma migliore che un film così doveva ancora esistere, con tutta l’assurdità e la satira che si porta dietro.
Recensione di Leila Magnolia

