
Un’animazione contemporanea con lo sguardo rivolto al passato: così si presentano i dieci episodi che riportano in vita le atmosfere anni ’80 di una celeberrima serie Netflix. Oggi il ritmo dell’intrattenimento è veloce, quasi frenetico: non si fa in tempo a elaborare un contenuto che subito ne arriva un altro. Non abbiamo ancora davvero salutato questa serie TV e i suoi personaggi (conclusi il 1° gennaio 2026), che già siamo pronti atornare a Hawkins e ai suoi incubi, anche se attraverso uno spin-off animato.

Una nuova avventura quasi horror pensata per un pubblico giovane, capace di rappresentare un primo passo interessante nell’espansione dell’universo di Stranger Things, che, ad appena un giorno dalla sua uscita su Netflix, è già la quinta serie TV più vista in Italia. Non è certo una sorpresa: è comprensibile che si voglia continuare a valorizzare uno dei titoli più iconici del catalogo Netflix.
Con Stranger Things: Storie dal 1985 la nostalgia per gli anni ’80 che la serie originale, grazie ai fratelli Duffer, aveva saputo evocare così bene. Va comunque riconosciuto che questo primospin-off (e probabilmente non sarà l’ultimo) ha una propria identità: è una serie animata che rielabora personaggi, temi e situazioni in modo diverso rispetto alla versione live action. [TRAILER in fondo]
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Ritorno a Hawkins
Come suggerisce il titolo, la storia è ambientata nel 1985, più precisamente durante l’inverno. Si colloca quindi tra la seconda stagione (autunno 1984) e la terza (estate 1985) della serie che definire di fantascienza sarebbe riduttivo, andando a inserirsi perfettamente nella cronologia della serie principale. Ritroviamo ambientazioni familiari e volti noti: Undici e il gruppo di amici Mike, Will, Lucas e Dustin, insieme ad altri personaggi secondari ormai affermati. A loro si aggiunge Nikki Baxter, una nuova figura: una ragazza più grande, robusta, con capelli rasati e rosa, che si unisce al gruppo nelle indagini sui misteri legati al Sottosopra, ancora presenti a Hawkins sotto forma di nuove creature e minacce.
I personaggi
Sebbene i protagonisti siano gli stessi, gli attori originali non prestano la voce alle versioni animate. Una scelta che può far storcere il naso, perché avrebbe rafforzato il legame emotivo con la serie madre. Nonostante ciò, è comunque piacevole rivedere i personaggi alle prese con nuove avventure, dialoghi e battute — soprattutto quelle di Dustin. L’introduzione del personaggio di Nikki contribuisce a creare nuove dinamiche tra i personaggi, evitando di riproporre in modo troppo fedele ciò che già si è visto nella serie originale. Anche la colonna sonora resta coerente con l’epoca, pescando dagli anni ’80 e anche da periodi leggermente precedenti, come dimostra l’inserimento di “A Forest” dei Cure, utile a ricreare l’atmosfera nostalgica che ha reso famosa la serie.
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Le differenze principali con la serie madre
La differenza principale sta ovviamente nel formato animato, pensato anche per raggiungere un pubblico più giovane, pur mantenendo un tono dark. Lo stile visivo richiama alcune serie animate degli anni ’80, come Scooby-Doo o The Real Ghostbusters, ma con una realizzazione tecnica moderna. Il risultato è scorrevole e piacevole, senza risultare rivoluzionario, ma perfettamente funzionale al racconto. L’ambientazione invernale di Hawkins aggiunge un ulteriore elemento distintivo, accompagnando le avventure di questi giovani “investigatori del mistero”.
Il ritorno a Hawkins, tutto sommato, convince: lo spin-off si presenta più leggero e colorato rispetto alla serie originale, anche grazie al formato animato che amplia il pubblico potenziale. L’estetica e l’atmosfera anni ’80 restano centrali, con chiari richiami alle produzioni animate dell’epoca, pur utilizzando tecniche contemporanee.
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