
Alla fine, il momento più commentato non è stato l’annuncio del vincitore ma il silenzio lasciato subito dopo il suo nome. Quando Kieran Culkin ha aperto la busta e ha letto quello di Sean Penn come Miglior attore non protagonista per Una battaglia dopo l’altra, il Dolby Theatre ha applaudito senza che nessuno si alzasse dalla platea per raggiungere il palco. «Sean Penn non ha potuto essere qui — o forse non ha voluto — quindi ritirerò io il premio a suo nome», ha detto Culkin, con una battuta che ha immediatamente chiarito l’assenza. Per l’attore americano si tratta di una nuova statuetta, ma anche dell’ennesima mancata apparizione in una stagione dei premi segnata da assenze ripetute. Da settimane la sua presenza agli Oscar era considerata improbabile, e proprio questa prevedibilità ha finito per rendere ancora più evidente il vuoto lasciato in sala.
Nel film premiato, Penn interpreta una figura laterale solo in apparenza, costruita su una tensione politica che attraversa tutto il racconto e che contribuisce a dare peso alla sua presenza scenica. Una battaglia dopo l’altra lavora su conflitti morali e ideologici senza trasformarli in dichiarazione esplicita, e il personaggio affidato a Penn resta uno degli elementi più instabili dell’equilibrio narrativo. Quello che colpisce oggi, però, è che anche fuori dallo schermo l’attore continui a occupare lo spazio dell’ambiguità: premiato, ma assente; celebrato, ma mai davvero disponibile a entrare nel rituale.
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Tutte le assenze di Sean Penn
Sean Penn aveva già saltato altri appuntamenti centrali dell’award season. Non era presente quando ha ricevuto gli Actor Awards e nemmeno ai BAFTA 2026, pur risultando vincitore in entrambe le occasioni. Anche ai Golden Globe, dove invece era apparso, la sua presenza aveva finito per attirare attenzione più per il comportamento che per il premio: aveva fumato durante la cerimonia al Beverly Hilton, lasciando che il gesto diventasse quasi più discusso della candidatura stessa.
Secondo quanto riportato dal New York Times, dietro l’assenza agli Oscar potrebbe esserci un nuovo viaggio in Ucraina, paese con cui Penn mantiene da anni un rapporto diretto e pubblico. Dal 2022 segue da vicino il conflitto, dopo essersi recato a Kyiv per girare un documentario sulla guerra. In quell’occasione aveva lasciato simbolicamente una delle sue statuette a Volodymyr Zelenskyy, spiegando che sarebbe tornato a riprenderla solo dopo la vittoria ucraina.
Sean Penn becomes fourth male actor to win three #Oscars after taking the prize for best supporting actor. Presenter Kieran Culkin joked: “Sean Penn couldn't be here this evening or didn't want to, so I'll be accepting the award on his behalf.”
— Variety (@Variety) March 16, 2026
Penn joins Daniel Day-Lewis, Jack… pic.twitter.com/JfVKeU1LWG
L’impegno civile di un anti-divo
Se il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky non sarà invitato agli Oscar o non gli sarà consentito di parlare, “mi auguro che ci sia un boicottaggio e un abbandono della cerimonia“, si espresse così Sean Penn alla vigilia degli Oscar di 4 anni fa, nel 2022. L’attore e regista in un’intervista disse: “L’Ucraina è la punta di diamante della lotta per i sogni della democrazia. Se la lasciamo a combattere da sola, perdiamo la nostra anima come America“.

Nel corso degli anni, le apparizioni di Penn agli Oscar hanno spesso prodotto più dibattito del premio stesso. Quando vinse per Milk, il suo discorso spostò immediatamente il centro della serata sul tema dei diritti civili. In un’altra edizione, prima di consegnare il premio a Alejandro González Iñárritu, una battuta sul regista messicano congelò per qualche secondo la sala prima di trasformarsi in uno dei momenti più discussi della cerimonia.

