
Due anni di lavoro quasi invisibile, sedici persone coinvolte e una tecnologia sviluppata lontano dai riflettori: è questo che Netflix ha deciso di acquistare, chiudendo un’operazione che secondo diverse fonti statunitensi supera i 600 milioni di dollari. Al centro dell’accordo c’è InterPositive, startup fondata da Ben Affleck nel 2022 e rimasta finora in stealth mode, cioè fuori dal circuito pubblico mentre costruiva strumenti pensati per intervenire nelle fasi più tecniche della lavorazione cinematografica.
La cifra finale sarebbe composta da una parte immediata e da una quota legata ai risultati che la tecnologia raggiungerà nei prossimi mesi. Il dato più significativo, però, è un altro: Netflix non ha comprato un sistema capace di generare film, ma un’infrastruttura pensata per modificare il modo in cui i film vengono rifiniti. In un momento in cui Hollywood continua a discutere sul limite tra automazione e creazione, la piattaforma sceglie un terreno molto più concreto. In questo articolo trovate anche il video di una intervista in cui Ben Affleck stesso spiega questa operazione, e come si concretizzerà. [VIDEO in fondo]
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InterPositive nasce infatti con un obiettivo diverso rispetto agli strumenti generativi più diffusi negli ultimi mesi: non produrre immagini dal nulla, ma intervenire sui problemi quotidiani che emergono durante le riprese e soprattutto in post-produzione. Secondo quanto spiegato da Affleck, il sistema lavora su continuità visiva, correzione delle luci, ambienti, fotografia, mixaggio e gestione degli effetti digitali. “Molti pensano che basti scrivere qualcosa in un computer per ottenere un film finito. Non è così”, ha dichiarato l’attore in un video diffuso dopo l’acquisizione. È qui che si concentra il vero punto industriale dell’operazione: ridurre tempi tecnici senza spostare il controllo creativo fuori dalle mani di chi gira il film. E proprio questo equilibrio resta ora il nodo più osservato.
L’AI e la mossa di Netflix
Secondo Bela Bajaria, chief content officer di Netflix, la tecnologia di InterPositive verrà usata per offrire ai creativi “più scelta, più controllo e più protezione della loro visione”. È un passaggio importante perché chiarisce subito una decisione industriale: Netflix non intende commercializzare il prodotto sul mercato, ma riservarlo alle produzioni sviluppate all’interno del proprio ecosistema o dai partner produttivi collegati. L’intero team della startup, composto da 16 professionisti tra ingegneri, ricercatori e creativi, entrerà nella struttura della piattaforma. Ben Affleck resterà invece come senior advisor, con un ruolo di accompagnamento nella fase iniziale.

La sua presenza non appare simbolica: è il segnale che Netflix vuole mantenere il progetto vicino a una figura che conosce sia il linguaggio industriale sia quello creativo del cinema. In questo passaggio pesa anche il contesto: pochi giorni fa il gruppo aveva mancato un’altra operazione strategica, quella legata a Warner Bros., lasciata ad altri operatori del settore. Qui invece l’investimento è più piccolo, ma molto più mirato.
Perché questa acquisizione arriva ora
Negli ultimi mesi anche Disney e Amazon hanno accelerato sul fronte degli strumenti di Intelligenza Artificiale applicati alla produzione audiovisiva. La differenza è che InterPositive non nasce come piattaforma esterna adattata al cinema, ma come software progettato partendo dai problemi reali di un set. È questo che rende l’operazione diversa da molte altre mosse recenti: Netflix non investe sull’AI come promessa astratta, ma su una tecnologia costruita per intervenire dove il lavoro umano resta ancora il centro del processo. Il punto adesso non è capire quanto verrà usata, ma fino a che punto cambierà il modo in cui un film arriva alla sua forma definitiva.

