
Come sapete, noi ci occupiamo di streaming, ma anche di cultura e costume e, per lunghi decenni, la televisione ha rappresentato il medium di massa per eccellenza, il più diretto, svolgendo – agli albori del servizio pubblico, con il mitico maestro Manzi – anche una funzione pedagogica. Dove vogliamo arrivare? Il 2025 televisivo si chiude come un anno disomogeneo, attraversato da lampi di grande qualità e da scelte discutibili.

La TV generalista continua a oscillare tra ambizioni culturali, nostalgia e difficoltà strutturali nel rinnovare linguaggi e formati. Alcuni programmi hanno saputo distinguersi per forza narrativa, rigore o capacità di parlare al presente; altri, invece, hanno mostrato segni di stanchezza o evidenti errori di impostazione. Dunque, possiamo tracciare un bilancio dell’anno che sta per concludersi. Chi ha vinto la “guerra” dello share?
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PROMOSSI
Roberto Benigni – Il Sogno (Il Manifesto di Ventotene)

Il momento televisivo più alto dell’anno arriva con Roberto Benigni su Rai Uno e il suo racconto appassionato del Manifesto di Ventotene. Non un semplice monologo, ma una lezione civile capace di unire divulgazione, memoria storica ed emozione. Benigni ha dimostrato ancora una volta come il servizio pubblico possa trasformarsi in spazio culturale condiviso, parlando di Europa, libertà e responsabilità collettiva senza mai risultare didascalico. Certamente l’Unione europea, questa Unione europea, vive evidentissime criticità, ma è la forza di un sogno quella che Benigni ha raccontato: sta a noi (ai nostri governanti) rilanciare il sogno dinnanzi all’attualità più stringente e, a tratti, inquietante.
Rocco Schiavone
La serie Rai con Marco Giallini (ACAB, Perfetti sconosciuti, Una terapia di gruppo) continua a rappresentare una delle certezze della fiction italiana. Cupa, malinconica e profondamente umana, riesce a rinnovarsi stagione dopo stagione senza perdere identità. Il successo sta nell’equilibrio tra indagine poliziesca e introspezione del protagonista, un antieroe sempre più complesso e lontano dagli stereotipi.
M – Il figlio del secolo
L’adattamento televisivo del romanzo di Antonio Scurati si impone come uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni. La serie Sky affronta la nascita del fascismo con uno sguardo moderno e disturbante, evitando la retorica e puntando su una messa in scena potente. Un esempio di come la fiction possa farsi strumento di riflessione storica e politica. Luca Marinelli è strepitoso nei panni di Benito Mussolini.
Report

In un contesto televisivo sempre più dominato dall’intrattenimento, Report resta un presidio fondamentale del giornalismo d’inchiesta. Di recente, si ricorderà il conduttore Sigfrido Ranucci è stato anche vittima di un attentato intimidatorio, presumibilmente proprio per le sue inchieste. Le sue puntate del 2025 hanno confermato rigore, approfondimento e coraggio editoriale, mantenendo alta l’attenzione su temi scomodi e spesso ignorati dal dibattito mainstream.
Chi l’ha visto?

Lo storico programma di Rai Tre dedicato alle persone scomparse continua a svolgere un ruolo unico nel panorama televisivo. Grazie alla conduzione empatica e a un rapporto diretto con il pubblico, Chi l’ha visto? resta uno dei pochi esempi di televisione che riesce a unire servizio pubblico, partecipazione e utilità sociale. Conduce, impeccabile, Federica Sciarelli.
Fratelli di Crozza
La satira di Maurizio Crozza, sul Nove, si conferma uno degli spazi più lucidi e corrosivi della TV italiana. Attraverso imitazioni e monologhi, questo One man show riesce a fotografare vizi, contraddizioni e ossessioni del Paese, mantenendo una scrittura affilata e una sorprendente capacità di rinnovarsi, con nuovi personaggi oggetto delle imitazioni e dell’ironia affilatissima dell’artista genovese.
La ruota della fortuna

Il ritorno dello storico quiz con Gerry Scotti si trasforma in un vero caso televisivo. Nostalgia ben calibrata (come dimenticare le conduzioni del leggendario Mike Bongiorno?), ritmo efficace e un conduttore perfettamente a suo agio rendono il programma uno dei successi più trasversali dell’anno, capace di conquistare diverse generazioni. Con Gerry Scotti, la bellissima Samira Lui, ex Miss Italia 2022.
BOCCIATI
The Couple

Uno dei flop più evidenti del 2025. Il programma targato Mediaset non riesce mai a trovare una direzione chiara, risultando confuso e privo di reale tensione narrativa. Nonostante la presenza di volti noti, il programma manca di identità e non riesce a coinvolgere il pubblico.
BellaMa’ di sera

Il tentativo di rilanciare il brand in prima serata si rivela poco efficace. La versione serale del talk show Rai, condotto da Pierluigi Diaco, perde la freschezza dell’originale e soffre di una struttura debole, incapace di reggere il ritmo e le aspettative della fascia oraria.
Ne vedremo delle belle

Un altro varietà Rai, presentato da Carlo Conti, che prometteva leggerezza e ironia ma che finisce per risultare caotico e datato. La sensazione è quella di un programma ancorato a modelli televisivi del passato, incapace di dialogare con il pubblico contemporaneo.
L’Isola dei Famosi

Il reality Mediaset mostra evidenti segni di logoramento. Nonostante i tentativi di rinnovamento, la formula appare stanca e prevedibile, con dinamiche sempre più forzate e un interesse in costante calo, nonostante la pletora dei personaggi diversissimi tra loro che hanno preso parte all’ultima edizione.
Grande Fratello

Simbolo della crisi dei reality tradizionali, il Grande Fratello, uno dei cavalli di battaglia di Canale 5, continua a puntare su durata eccessiva e conflitti artificiali, perdendo progressivamente rilevanza culturale e capacità di racconto. Una cosa è certa: la prossima edizione non sarà condotta da Alfonso Signorini, autosospesosi ni seguito allo scandalo suscitato dalle rivelazioni divulgate da Fabrizio Corona.
Bilancio finale
Il 2025 conferma una televisione italiana divisa: da un lato programmi che dimostrano come qualità, ambizione e intelligenza possano ancora trovare spazio; dall’altro format esausti e scelte conservative che faticano a intercettare il presente. La sfida per il futuro resta quella di osare di più, senza rinunciare al ruolo culturale e sociale del mezzo televisivo.

